DA VINCI 500
Leonardo, il successo dei suoi soggetti

Dopo la riapertura della sala delle Asse al Castello Sforzesco (fino al 16 gennaio 2020), sottoposta per sei anni a un attento studio e restauro, le celebrazioni in occasione dei 500 anni della morte di Leonardo da Vinci proseguono con la mostra Intorno a Leonardo nella vicina sala dei Ducali.
L’ambiente prende il nome dalla volta con gli stemmi di Galeazzo Maria Sforza su fondo azzurro, e le sue iniziali dorate (poi sostituite da quelle di Ludovico il Moro). Fino alla metà di dicembre sono esposti – a cura di Giovanna Mori e Alessia Alberti - nove preziosi disegni e opere grafiche selezionate dalle collezioni milanesi, come la Veneranda Biblioteca Ambrosiana, la Raccolta delle Stampe «A. Bertarelli» e il Gabinetto dei Disegni del Castello Sforzesco.
Il percorso inizia con la «Testa di Leda», disegno appartenente alle collezioni civiche del Castello Sforzesco. Il foglio, un autografo di Leonardo successivamente ritoccato dagli allievi, è uno studio a matita rossa che fissa l’immagine del volto della mitica Leda, per amore della quale Giove si trasformò in cigno e dalla cui unione nacquero i Dioscuri.
Seguono tre tavole dei cosiddetti “nodi vinciani”, motivi decorativi incisi a bulino partendo dalle invenzioni di Leonardo, realizzati nell’ambito della sua bottega verso la metà degli anni novanta del Quattrocento e oggi conosciuti in pochissimi esemplari. Fanno parte di una serie di sei “nodi vinciani” conservata nelle collezioni della Veneranda Biblioteca Ambrosiana.
Le stesse geometrie si ammirano nella vicina Sala delle Asse, negli intrecci di rami di gelso, l’albero che celebrava la sapienza politica di Ludovico il Moro.
Nel percorso le “teste di carattere” di Leonardo, importanti per l’influsso esercitato sulla ritrattistica degli artisti del suo tempo, sono a pendant di un suggestivo e inedito disegno con due teste grottesche, forse opera di fine Cinquecento, e una testa maschile barbuta, studio a matita nera di Giovanni Agostino da Lodi (1500-1519 circa), fortemente evocativa delle ricerche sulle espressioni dei volti nel Cenacolo in Santa Maria delle Grazie.
La mostra si conclude con un focus sul tema del cavallo, qui documentato attraverso tre rarissimi bulini realizzati fra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento nell’ambito di Giovanni Antonio da Brescia (attivo tra la fine XV e il primo quarto del XVI secolo). I fogli raffigurano studi di cavalli per monumenti equestri associabili con tutta probabilità ai progetti per i monumenti di Francesco Sforza e Gian Giacomo Trivulzio.
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