ALÈ
Libreria eroica all’ombra del Monte Rosa
I giovani scommettono ancora sulla carta. Tre esempi di luoghi dove si possono trovare libri... ad alta quota

Questa storia ha il sapore dolce della fiaba di Natale ed è ambientata in un luogo dove la neve è di casa. Macugnaga, poco più di 1.300 metri di quota ai piedi del Monte Rosa, ultimo paese della Valle Anzasca, dove la strada asfaltata lascia il posto ai sentieri che si inerpicano verso la parete est del massiccio. Proprio qui una ragazza di Milano ha deciso di aprire una piccola libreria, alla faccia di chi dice che i giovani non amano più la carta. Si chiama “Il Parnaso del Rosa” e a gestirla è Cornelia Bonardi, trentenne nata e cresciuta nel capoluogo meneghino, ma ormai da una decina d’anni trasferitasi stabilmente nel borgo walser. «Ho sempre frequentato Macugnaga da turista, trascorrendo i fine settimana nella seconda casa di famiglia – ha spiegato in un’intervista all’Ansa –. Crescendo ho capito che preferisco lo stile di vita di qua». E chi pensa a una sorta di trappola per turisti ha sbagliato di grosso, perché qui al primo posto c’è la comunità locale: «Il desiderio è quello di essere un caffè letterario montano, dove il caffè è l’occasione per entrare e in molti escono con un libro in mano», ha aggiunto, precisando che si tratta innanzitutto di «un servizio ai residenti, che hanno sempre tutto lontano».
Quello della giovane Cornelia non è un caso isolato. Nel Verbano Cusio Ossola, negli ultimi mesi, hanno infatti aperto altre due librerie indipendenti ad alta quota: “Alpe Colle” del libraio Marco Tosi, a 1.230 metri tra i monti Morissolo e Spalavera nel territorio di Cannero Riviera, e “Tomi di carta”, a circa 1.300 metri di altitudine in località La Fraccia, nel territorio di Trasquera, per iniziativa di Michele Bonelli.
Insomma, in tempi in cui si legge sempre meno, e nelle città edicole e librerie sembrano chiudere l’una dopo l’altra, come in una sorta d’effetto domino, dalla montagna arriva un messaggio forte e chiaro: la “carta” non è condannata all’estinzione ma, anzi, rappresenta un avamposto di socialità. Chi investe in questo settore, fornendo servizi e sapendosi rinnovare, non è un kamikaze né un buon samaritano: risponde a una precisa domanda del mercato. Quale? Non solo vendere un prodotto - per quello ormai sembra che Amazon non abbia rivali - bensì regalare un’emozione, far vivere un’esperienza, offrire quello che il display d’un cellulare non può dare: un sorriso e il calore dell’incontro.
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