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L’onda che attraversa l’Europa
Al Palazzo delle Paure di Lecco 75 opere tra cui il capolavoro di Hokusai. Un confronto tra i lavori dell’artista e quelle di un autore contemporaneo
Katsushika Hokusai (1760-1849) è stato uno dei primi artisti giapponesi a mandare le sue opere in occidente, inizialmente anche in modo clandestino, grazie ai mercanti olandesi, gli unici che, nel periodo di massimo isolamento del Giappone, avevano qualche possibilità di accesso all’isola artificiale di Dejima. Così Hokusai è stato ed è ancora oggi un ponte tra il mondo orientale e quello occidentale, l’artista che più di ogni altro ha consentito un dialogo culturale profondo e duraturo tra due tradizioni artistiche che continuano a influenzarsi e arricchirsi reciprocamente. La sua xilografia La grande onda presso Kanagawa, parte della serie intitolata Trentasei vedute del Monte Fuji, è in questi giorni al centro delle riflessioni della mostra Hokusai. Il segreto dell’Onda che attraversa l’Europa, a cura di Paolo Linetti per il Palazzo delle Paure di Lecco. L’esposizione presenta 43 opere di Hokusai, che documentano alcuni aspetti significativi della sua evoluzione stilistica. La grande onda presso Kanagawa è certamente l’opera più nota del maestro fin dalla sua prima circolazione in Europa. Vincent Van Gogh, affascinato da quella stampa, descriveva i cavalloni come «artigli, la barca è intrappolata in mezzo a loro, ma la puoi sentire». La stampa di Hokusai fu certamente la più visitata in Europa, non solo in pittura e grafica. La scultura di Camille Claudel trasformò le barche minacciate dai marosi in altrettanti ninfe danzanti e Claude Debussy, che sosteneva di essere stato influenzato da Hokusai nella concezione della sua sinfonia La mer, volle che La grande onda presso Kanagawa fosse usata come sovracopertina per la pubblicazione della sua opera. Una fortuna che continua ancora oggi, se si pensa che tre anni fa in occasione della Japanese and Korean Art di Christie’s a New York, un esemplare è stato venduto alla cifra di 2.760 dollari. All’epoca degli Impressionisti, invece, si poteva acquistare allo stesso prezzo di due piatti di noodle. Claude Monet ne aveva una, esposta insieme a una straordinaria collezione di stampe giapponesi, nella sua casa di Giverny. L’amore dell’Occidente per la xilografia deriva anche dall’uso, come dimostrato da Linetti, di uno schema compositivo geometrico preciso derivato da influenze occidentali: «un’eredità - racconta il curatore - che attraversa l’oceano, collegando continenti ed epoche diverse, spiegando perché i primi europei che entrarono in contatto diretto con le opere di Hokusai percepirono un senso di familiarità, pur restando colpiti dall’esotismo dell’arte giapponese». Così, a distanza di secoli, Hokusai continua a esercitare il suo fascino. La sua grandezza «non si limita alla bellezza dei suoi dipinti: il suo genio nasce dall’incredibile fusione tra rigore scientifico e immaginazione sconfinata».
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