DA ASCOLTARE
Il capolavoro 40 anni dopo

Una grande occasione per i fan di Lucio Dalla è arrivata il 13 novembre grazie a «Dalla - 40th Anniversari-Legacy Edition», la versione rimasterizzata del capolavoro di uno dei più grandi artisti italiani di sempre. Un’ottima idea per un regalo di Natale o, se non si vuole aspettare, per avere subito tra le mani un esclusivo cofanetto con 8 brani rimasterizzati dai nastri originali, cui si aggiunge un esclusivo booklet con interviste e foto inedite.
A 4 decenni dall’uscita, Sony Music (Legacy Recordings) ha voluto celebrare il geniale artista - prematuramente scomparso nel 2012 - ripubblicando lo storico album «Dalla». Il libretto è redatto da John Vignola e ha le immagini della fotografa Camilla Ferrari, scattate nella città di Bologna. Il disco è stato rimasterizzato negli Studi Fonoprint di Bologna da Maurizio Biancani e il campionamento digitale del master tape originale ha permesso di recuperare al massimo le sonorità originali.
«Dalla», uscito nel 1980, si apre con «Balla balla ballerino» e contiene altri capolavori come «La sera dei miracoli», per chiudersi con l’intensa «Futura». Questa rimasterizzazione è il terzo capitolo di un progetto che ha visto altre due iniziative di successo: la riedizione dello storico album «Come è profondo il mare» e della raccolta «Duvudubà».
La presentazione di questo lavoro è stata aperta da Paolo Maiorino di Sony: «Siamo qui a Bologna a casa di Lucio. Questo è appunto il terzo capitolo della trilogia del successo, realizzata da Dalla con Alessandro Colombini e Roberto Roversi». Alla presentazione c’era anche Ricky Portera, storico chitarrista di Dalla che ha raccontato molti aneddoti. «Ho iniziato a lavorare con Lucio nel 1977. Dico Lucio e non Dalla, perché amava essere chiamato per nome, se no si arrabbiava. A mio avviso questo è il disco della solitudine, dove ci sono anche emozioni forti, in cui si parla di amore, morte, intimità. Ma non solo d’amore».
Portera, conosciuto anche per gli Stadio, racconta: «Lucio era un grande stimolatore di emozioni. Io me la “menavo”, un giorno si ruppe le scatole perché stavo facendo troppa tecnica. Urlò: hanno telefonato, sta morendo tua madre! Io capii che era una tavolata, ma riuscì a tirarmi fuori tutta l’emozione». Riguardo a «Banana Republic», l’album dal vivo che Dalla fece con Francesco De Gregori, Ricky sottolinea: «È stato il primo grande movimento di persone negli stadi. La prima volta che entrammo in uno stadio pensammo di non riuscire a riempirlo, invece successe. Agli esordi non era così: in teatro di Milano avevamo i secchi perché pioveva dal soffitto. E allo Smeraldo, quando era un centro sociale, ci tiravano i sassi. Erano gli anni delle contestazioni, al Castello Sforzesco mi arrivò una molotov e prese fuoco la struttura. Poi Lucio passò al successo: divenne un piccolo imperatore e non ne faceva un segreto».
Dalla fu per lui un maestro: «Mi diceva: fregatene di farti riconoscere in giro, solo negli ospedali e ristoranti. Mi insegnò a vivere come artista».
© Riproduzione Riservata