LE OPINIONI
Lunga vita al Re Bosino e al suo dialetto
Con il discorso del sabato grasso è il baluardo della lingua varesina che si sente sempre meno
Il Carnevale Bosino è una delle feste più sentite dalla città. Porta nelle strade del centro migliaia di persone - grandi e piccole - per un evento che dura circa tre ore. Lo stesso succede col falò della Motta. Tante presenze in uno spazio temporale relativamente breve.
Il sabato grasso ha anche un’altra connotazione che lo rende caro al cuore dei varesini, soprattutto quelli meno giovani: il discorso in dialetto del Re Bosino. Fantastico. Musica per le orecchie della tradizione. E torna la solita domanda: perché il dialetto non viene valorizzato come da altre parti? Perché certi detti, in vernacolo, che sprizzano saggezza e derivano da usi e costumi propri del territorio, non vengono tramandati come strumenti preziosi di conoscenza? Perché se usi un’espressione in dialetto sei poco affascinante mentre i discorsi infarciti di inglesismi sarebbero il passpartout della seduzione? Domande non retoriche che meritano qualche riflessione. Ma soprattutto una presa di posizione netta, controcorrente: il dialetto è chic. Sì, rompe la monotonia, denota attaccamento alla storia di un luogo, alle proprie radici. Qualcuno sostiene però che il dialetto possa creare discriminazioni. “Ma và a ciapà i ratt”.
© Riproduzione Riservata


