L’INTERVISTA
Il linguaggio della musica classica

La musica classica ci ha aiutati in questi mesi duri: ne abbiamo riflettuto con un esperto varesino, il professor Fabio Sartorelli, che, tra i suoi molteplici ruoli, insegna Storia della musica al Conservatorio Verdi di Milano e Guida all’ascolto dell’opera lirica e del balletto all’Accademia del Teatro alla Scala di Milano.
Come la classica ci ha aiutati durante il lockdown?
«La musica classica, e più in generale tutta la musica, parla della vita, affronta i temi della morte, dell’amore, del dolore e delle speranze. Dentro la musica c’è l’uomo nel suo insieme, e il suo desiderio di comunicare anche al di là delle parole. Anzi, proprio là dove le parole non bastano, arriva la musica. E nel silenzio del lockdown il desiderio di parlare attraverso la musica è stato fortissimo. Per quanto mi riguarda, ho dato il mio contributo, o almeno spero, registrando una serie di video: una guida all’ascolto a puntate sul Barbiere di Siviglia di Rossini e uno su Cavalleria Rusticana di Mascagni per la Fondazione Milano per la Scala, un terzo sul rapporto musica e poesia nell’opera per la Fondazione Bracco di Milano, realizzato nel meraviglioso teatrino di Palazzo Visconti, all’occasione deserto. Ho poi registrato un breve video per il Conservatorio di Milano nel quale mi immaginavo Puccini costretto all’isolamento a Torre del Lago, e un altro, sempre molto breve, per Opera Education, che ha dovuto sospendere il previsto allestimento di Rigoletto di Verdi. In questa occasione mi sono inventato una riunione in remoto durante la quale chiamavo a partecipare, dall’aldilà, alcuni fra i più grandi compositori italiani vissuti fra Otto e Novecento, da Rossini a Boito, attraverso Bellini, Donizetti, Verdi, Ponchielli, Mascagni. Non ci crederete, ma tutti, proprio tutti, hanno generosamente risposto alla mia chiamata. Ma il video che ha conosciuto la più grande diffusione è stato il mio primo video in assoluto: girato all’inizio dell’isolamento, parlavo di un piccolo aureo libretto di De Maistre, Viaggio intorno alla mia camera, nel quale si racconta di una quarantena di 230 anni fa, motivata non da ragioni sanitarie ma giudiziarie. Per quel video ho ricevuto messaggi da tutto il mondo. Tutti questi video, nei quali parlo e suono, sono ancora disponibili in rete, su YouTube, molti sul canale della Fondazione Bracco».
Qual è il segreto nell’avvicinare i giovani alla classica?
«Parlare avendo sempre in mente una bella frase di Giuseppe Pontiggia, Solo il discorso chiaro può essere di una complessità inesauribile, e poi attualizzare sempre moltissimo le conoscenze del passato mostrandone l’indiscutibile attualità».
Pensa che i social e le piattaforme di streaming abbiano aiutato a diffonderla?
«Penso di sì. Però personalmente ho bisogno di avere un contatto con le persone. A Milano la Fondazione Milano per la Scala ha saputo riunire un nutrito gruppo di giovani che mi segue con affetto ed entusiasmo, anche in streaming. Ma a me mancano molto ed è un dolore non poterli incontrare, perché deve sapere che se sono molto social nella vita lo sono molto meno su internet. A questo proposito, la informo che da molti anni ho fatto mio un motto che mi è stato detto da una donna che ammiro molto: “meno internet più cabernet”. La signora in questione è, ovviamente, veneta».
Quali sono le caratteristiche che rendono la classica eterna e intramontabile?
«I suoi valori eterni e immutabili: bellezza e profondità senza fine, assoluta originalità delle soluzioni linguistiche, la presenza di qualcosa che ti stupisce ma anche l’assenza di ciò che ti aspetti e, sorprendentemente, non trovi».
Di recente ha tenuto degli eventi a Varese, a Villa Panza, com’è andata?
«Tutti e due i turni sono andati esauriti, con tanto di lista d’attesa. Il pubblico era molto partecipe, Francesca Lombardi Mazzulli ha cantato benissimo e io al pianoforte ho fatto del mio meglio. Al termine del racconto della morte di Giulietta c’è stato un applauso a scena aperta. Prossimamente andrò al Teatro di Schio per un appuntamento sull’italiano nei libretti d’opera, appunto alla Verdi di Milano e sto preparando degli incontri in vista della Prima scaligera del prossimo 7 dicembre».
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