MINIBASKET
Piccoli campioni crescono con la palla a spicchi

È minibasket mania nel Varesotto. Non che sia una novità, in una terra in cui si sono vinti dieci Scudetti e, negli anni Settanta, fra Ignis, Mobilgirgi ed Emerson, la Pallacanestro Varese è andata per dieci anni di fila in finale dell’allora Coppa dei Campioni. Senza contare il grande fermento al di sotto di Serie A e di Serie A2, dove le squadre varesine sono molte e protagoniste in tutti i campionati. Tutto, però, parte dalla base e la base, nella pallacanestro, si chiama minibasket. E se la qualità la si trova più facilmente nella quantità, il futuro dovrebbe essere assicurato, visto il boom che, negli ultimi anni, stanno registrando i centri di minibasket.
Tecnicamente, il minibasket parte dall’anno precedente al primo anno di scuola elementare del bambino alla prima media e, quindi, per la stagione 2019-2020, comprenderà i nati dal 2008 al 2014 (da 5 a 11 anni). Tuttavia, alcune società hanno anticipato la possibilità di iscrizione, fornendo corsi rivolti alla formazione motoria dei bimbi piccoli, piuttosto che al minibasket vero e proprio. In questo modo si va incontro ai bisogni dei genitori, che chiedono corsi anche per i bimbi più piccoli e si anticipa l’eduzione motoria dei più piccoli che, con gli anni, è diventata una delle grandi mancanze dei ragazzi di oggi.
Inoltre, alcune modifiche al regolamento del minibasket, hanno permesso l’avvicinamento anche dei più piccoli. Per esempio si sono introdotti palloni più leggeri e colorati, in grado di permettere anche ai bimbi più gracili di raggiungere il canestro. Inoltre le mini-partite fra squadre hanno una serie di vincoli, con lo scopo di rendere, possibilmente, tutti protagonisti: per esempio, i giocatori in campo sono di meno rispetto al classico 5 contro 5 del basket dei grandi. Inoltre i bimbi devono giocare lo stesso numero di tempi e, a parte l’ultimo anno di minibasket, il canestro si abbassa a 2,60 metri di altezza, 45 centimetri in meno rispetto a quello regolare. E ancora: per incentivare la partecipazione delle bambine anche laddove non vi sia una società femminile, le ragazze possono giocare coi maschi per tutto il minibasket e fino alla categoria giovanile dell’under 13, spesso rivelandosi più sveglie e toste dei compagni.
In questo contesto, come scrive Maurizio Cremonini, uno dei massimi esperti del Minibasket italiano «le attività che precedono lo sport vero e proprio dovrebbero occuparsi della crescita del bambino nella sua globalità». Lo si prova a portare avanti ogni giorno, in un movimento letteralmente esploso e composto da 135.000 bambini, 7000 istruttori e 2500 centri minibasket in Italia. Un vero e proprio esercito. Certo, non è sempre facile, perché la cultura del risultato, del tutto e subito, specialmente in Italia, sta invadendo sempre più tutti i campi e tutte le età. Il bambino, al contrario, va infatti accompagnato nell’emozione, nella scoperta e nel gioco, seguendo il suo sviluppo fisico e mentale, che non può essere uguale per tutti. Ci sono decine e decine di casi di fenomenali giocatori di minibasket che, poi, non sono riusciti a sfondare, così come quelli di altri moltissimi ragazzi che, per colpa di qualche chilo di troppo o di un fisico troppo gracile, faticavano quando erano piccoli e, oggi svettano nei maggiori campionati di pallacanestro. Insomma, istruttori, dirigenti e genitori devono portare pazienza.
Il minibasket, insomma, è un Giocosport e, per essere percepito e condiviso come tale, necessita di regole che vengono spontaneamente richieste dal bambino stesso, il quale lentamente prende coscienza che esse non sono un fatto restrittivo e autoritario dei «grandi», per limitare la sua esuberanza e la sua libera creatività, ma sono una condizione indispensabile per giocare meglio e divertirsi di più. E così, fra i 5 e 6 anni, gli obiettivi da raggiungere dovrebbero essere quelli di giocare con il movimento, con la palla e di educare le capacità motorie. Fra 7, 8 e 9 anni si dovrebbero imparare concetti come il giocare a conoscere i fondamentali e risolvere i primi problemi di gioco, proseguendo il cammino educativo delle capacità motorie. Infine, fino agli 11 anni si dovrebbe puntare sullo stimolare la capacità di gioco e insegnare a giocare. Un giocare per emozionarsi e scoprire cose nuove, per crescere e diventare grandi, vivendo in prima persona i valori della vita.
Di fondo, quindi, vi è il concetto di porre le basi fondamentali per il giocatore di basket di domani, attraverso gli stimoli che permettono una crescita sana: il gioco, il divertimento, lo stare assieme, la collaborazione e l’aiuto coi compagni, il rispetto di regole semplici, degli avversari e degli arbitri. Ciò vale sia per chi è in campo, sia per chi sta in tribuna. Già perché se il minibasket non può creare sempre un Marco Belinelli, da lì possono arrivare allenatore, istruttori e dirigenti che, un domani, porteranno avanti la nostra pallacanestro e la straordinaria tradizione varesina in questa disciplina.
© Riproduzione Riservata