VITA DA CONVENTO
Mollo tutto e vado in monastero
Il nuovo modo di passare le vacanze: luoghi ricchi di storia, arte e bellezza con un diverso stile di soggiorno

Traffico che ci tiene in ostaggio, telefoni che squillano, messaggini che ci fanno vibrare le tasche in continuazione, impicci e impegni tra lavoro e famiglia che rendono le giornate un tour de force, cose da fare e da dire che fanno diventare il cervello un frullatore mai spento. E si arriva a sera stravolti, un po’ ansiosi e con la sensazione di non avere mai un attimo di pace. Sarà per questi motivi e per tanti altri ancora che negli ultimi anni ritirarsi in convento per una vacanza, anche solo di qualche giorno, sta diventando sempre più frequente.
Questo tipo di turismo che fa immergere chi lo sceglie nel silenzio dei chiostri medievali, nei ritmi lenti dei monasteri e nella quiete degli eremi ha visto un boom nel settore turistico, e non è più solo ad appannaggio dei credenti spinti da motivi spirituali. E i numeri parlano chiaro confermando questo trend. «Le richieste scritte di soggiorno transitate per il nostro portale nei primi nove mesi del 2023 sono state 42.468 con un aumento del 62% rispetto al 2022 e del 20% rispetto al 2019», racconta a Oltre Fabio Rocchi, presidente dell’associazione no profit Ospitalità Religiosa Italiana, che ha come scopo quello di promuovere la conoscenza e l’uso di case di ospitalità religiosa in Italia, e che ha la sede principale proprio a Varese.
«Nel nostro paese le strutture di questo tipo, che utilizzano gli introiti dell’ospitalità per alimentare le attività caritatevoli, assistenziali, sociali e missionarie dei rispettivi ordini o congregazioni, che abbiamo censito sono 2.930 e dai dati che registriamo se ne trae che il comparto dell’ospitalità religiosa cresce a un ritmo maggiore di quello generale del turismo. La semplice curiosità su questa forma di accoglienza si sta man mano trasformando in un utilizzo sempre più frequente di queste strutture. E il dato più rilevante mostra che è sempre maggiore la frequenza di ospiti che nulla hanno a che vedere con il mondo religioso, ma vogliono provare un’esperienza diversa da quella commerciale degli hotel».
Insomma, un settore che cresce e che piace anche agli stranieri che venendo nel nostro paese scelgono di viverlo anche nell’atmosfera evocativa di conventi e monasteri: aumentano, infatti, sempre più i turisti che arrivano da Francia, Germania, Stati Uniti, Spagna, Svizzera, Regno Unito, Olanda, Polonia e Brasile. E non è solo perché sono luoghi affascinanti e ricchi di storia, arte e bellezza, ma proprio per lo stile di soggiorno che possono offrire: in base al tipo di struttura si possono condividere i momenti di raccoglimento con i religiosi che vi abitano, partecipare alla coltivazione degli orti, alla preparazione dei pasti, alle liturgie che scandiscono le loro giornate e quel che più conta in questo frenetico mondo ritrovare se stessi e il proprio respiro. E scoprire o riscoprire la propria spiritualità - che non significa per forza essere credenti - ma che permette di staccarsi dalle cose materiali e guardare oltre. Lo si può fare per esempio, nell’abbazia Mater Ecclesiae situata sull’isola di San Giulio a sua volta immersa nel lago d’Orta, che ospita per brevi soggiorni chi desidera trovare silenzio e tranquillità, o nella valle incontaminata dove sorge il Santuario di Oropa, in provincia di Biella, o nelle migliaia di strutture italiane che in questi anni hanno aperto le proprie porte ai visitatori. E se non è più tempo delle lunghe vacanze estive, sono molte le strutture che danno la possibilità di trascorrere anche solo una giornata tra le mura secolari di conventi e monasteri. Come in quelle dei più prestigiosi luoghi sacri dell’Emilia-Romagna: nel week end del 7 e 8 ottobre si terrà, infatti, la quinta edizione di Monasteri aperti Emilia-Romagna. Nelle abbazie, nei conventi e nelle pievi del territorio emiliano romagnolo si potranno fare esperienze di raccoglimento e spiritualità, immersi nell’arte, incontrando anche i frati, i monaci e le suore di clausura che ci vivono. Insomma, la scelta che offre il Bel Paese è tanta. E va di pari passo con chi ha bisogno di ritrovarsi.
© Riproduzione Riservata