L’ESCURSIONE
Monte Bisbino: sull’altro ramo del Lago di Como
Si sale sul versante italiano e si scende su quello svizzero. In vetta un museo, un ristoro e il santuario della Beata Vergine. Vista sul Monte Generoso, il Sasso Gordona e su cime più lontane, come il Monte Rosa

Si può raggiungere anche in auto, è vero. Ma non si avrà la stessa soddisfazione di arrivarci a piedi. È il Monte Bisbino, la prima vetta che si incontra sull’altro ramo del Lago di Como, la cui sagoma si nota anche da ampie fette del Varesotto. Sulla cima ci si arriva anche in auto, mentre chi preferisce scoprirlo a piedi, un’escursione ad anello, mediamente lunga e appagante, tra boschi, borghi e panorami, parte da Cernobbio, per un totale di circa 6 ore, con ampie pause comprese.
IL PERCORSO
Si consiglia di lasciare l’auto vicino al cimitero di Asnigo e, da qui, salire verso la frazione chiamata Duello. Questo tragitto è interamente nel bosco e passa sopra una mulattiera sassosa e abbastanza ripida, con qualche drizzone che permette di macinare dislivello in pochi minuti. A Duello si apre un trivio dove, a sinistra si raggiunge Pievenello e a destra i Monti degli alberi del Cucco. Per il Bisbino, invece, si prende dritto per dritto, rimanendo su una dorsale tra le vallette disegnate dal torrente Cosera (a sinistra) e dal torrente Colletta (a destra). Anche questa parte del tragitto è quasi tutta nel bosco, in forte e media pendenza con pochi bolloni rossi sino all’arrivo presso un crinale libero da vegetazione. Si consiglia, quindi, l’uso del gps per evitare di prendere tracce sbagliate. Usciti dal bosco, la parte più complicata del percorso è terminata e si arriva comodamente in cima al Monte Bisbino.
ARRIVATI IN VETTA
In vetta, a un’altitudine di 1.314 metri, si trovano il piccolo museo del Monte Bisbino, aperto occasionalmente, un ristoro e soprattutto il santuario dedicato alla Beata Vergine, ancora oggi meta di molti pellegrini e dove si celebra la messa in occasioni particolari. Alcuni documenti attestano l’esistenza di questo luogo di preghiera già nel XIV secolo, ma la grande notorietà del santuario risale al periodo della drammatica epidemia di peste del 1600, raccontata anche dal Manzoni ne I promessi sposi. I fedeli di allora si recarono in processione in cima al Bisbino per fare un voto a Maria: se fossero stati preservati dal contagio, si sarebbero impegnati a ripetere quel pellegrinaggio sul monte ogni primo mercoledì del mese per un anno intero. Le comunità uscirono effettivamente salve dall’epidemia, così la popolarità del santuario crebbe notevolmente e i pellegrini divennero sempre più numerosi. Dalla vetta del Bisbino si gode di una bella vista sul Monte Generoso, il Sasso Gordona, ma anche su altre cime più lontane, come il Monte Rosa.
IL RITORNO
Per la discesa si suggerisce di compiere un anello che transita in buona parte su territorio svizzero, scendendo prima con buona pendenza e poi su un sentiero più comodo che diventa mulattiera sul crinale che passa dall’Alpe Merlo, dove le vedute panoramiche proseguono, stavolta toccando anche la Valle di Muggio. Proseguendo sempre sulla strada sterrata, poco dopo essere rientrati nel bosco, al posto di scendere a destra verso Sagno, bisogna rientrare in Italia, proseguendo dritto verso il Pizzo Meda. Qui iniziano alcune sculture di legno e una garitta della Guardia di finanza situata all’inizio del percorso Scala di Ronda che scende nel bosco lungo il lato italiano del confine svizzero. Ormai ci si trova su suolo tricolore e, prima di ridiscendere a Cernobbio, ci si può soffermare nei pressi della cappella di Sant’Abbondio e della Croce dell’Uomo, altro balcone sul Lago di Como. Una volta questo era un luogo i cui sentieri hanno visto passare ladri, contrabbandieri, ricercati e dissidenti in fuga. Ora, invece, nei pressi della Crus da l’Omm e dell’imponente bosco di castagni, questo luogo è abitato dall’incredibile varietà di personaggi realizzati da Giò (Giosué) Aramini che, per passione, li ha intagliati nel legno trasformandoli in sculture che fanno di questo posto un luogo originale e unico, apprezzato dai bambini. I soggetti che popolano il bosco, ben tenuto e facilmente percorribile, vanno da sculture dedicate ad animali, a citazioni, proverbi, pensieri, incisi sui tronchi, fantasiose segnalazioni e curiosi cartelli: un ultimo momento, tra simpatia e riflessione, prima di ridiscendere a Cernobbio lungo una mulattiera a tornanti.
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