MONTE VERITÀ
La circolarità dell’eden erotico

«Vedere chiaramente, pensare chiaramente, agire chiaramente!»: era questa la regola di vita alla base del clarismo, l’utopia filosofica e spirituale orientata all’emancipazione sociale e sessuale elaborata un secolo fa dal pittore e scrittore Elisàr von Kupffer (1872-1942).
Insieme al compagno Eduard von Mayer, anche lui intellettuale e filosofo, l’artista estone vagheggiava di costruire un tempio per la nuova religione, che riproducesse, anche nella forma architettonica, il principio generale del clarismo, la divisione della realtà in un “mondo oscuro del caos” e in un “mondo della luce”.
Rifugiatisi in Svizzera allo scoppio della guerra, Elisàr e Eduard trovano il luogo adatto sulle colline di Minusio, un paese del Ticino affacciato sul lago. Il tempio, in stile eclettico con elementi classici e medievali, ospita un grandioso dipinto circolare, terminato negli anni Trenta: 16 tele per nove metri di superficie che incarnano il sogno paradisiaco di Elisàr e Eduard.
Il Chiaro Mondo dei Beati è il titolo dell’opera che racconta di una moderna Arcadia, in cui ottantaquattro figure, glabre e androgine, volteggiano nude tra alberi in fiore e sciami di farfalle, riposano su ninfee e danzano sullo sfondo di colline, montagne e corsi d’acqua: un eden erotico e romantico, in cui l’alternarsi delle stagioni è illuminato dalla luce chiara e tiepida del sole, metafora di quel mondo dominato dai ritmi di una natura madre benigna.
Alla morte dei due fondatori, i loro ideali utopici e il clarismo vengono presto dimenticati e con essi anche Il Chiaro Mondo dei Beati, che dopo lunghi anni di incuria viene ritrovato, alla fine degli anni Ottanta, da Harald Szeemann. Il celebre curatore svizzero era all’epoca impegnato nello studio della comunità anarchica di Monte Verità, il cenacolo di riformatori pensatori, teosofi, poeti, psicoanalisti, naturisti, artisti, scrittori, che a cavallo fra Otto e Novecento si erano rifugiati sul monte Monescia, sopra Ascona, desiderosi di costruire un mondo nuovo, in totale armonia con la natura. Szeemann decise di allestire le 16 tele proprio qui, in un padiglione costruito fra i boschi del Monte e battezzato Elisarion in memoria di von Kupffer. Convinto della unicità del grande dipinto circolare, gli fece fare il giro d’Europa inserendolo nella sua famosa mostra Le mammelle della verità.
Il Padiglione Elisarion appartiene oggi al complesso museale del Monte Verità ed è stato riaperto al pubblico giovedì scorso dopo un accurato intervento di restauro condotto da Christian Marty e Petra Helm per rimediare ai danni causati dagli sbalzi di temperatura e umidità.
La riapertura è il primo di una serie di eventi pensati per il 2021 dalla Fondazione Monte Verità, appuntamenti strettamente connessi alla storia e alla natura del luogo, con uno sguardo al futuro e alla ricerca degli artisti contemporanei.
Il mese di maggio è dedicato a Giardini in Arte, iniziativa che vedrà esposte le opere, ispirate all’unione tra natura e arte, di Francesca Gagliardi, Marco Cordero, Johanna Gschwend e Moritz Hossli e, sempre in maggio, una nuova versione del «Terzo Paradiso» di Michelangelo Pistoletto, opera ambientale tra le più conosciute dell’artista, realizzata con le pietre della collina, che l’artista donerà poi al Monte. All’inizio di luglio Fabrizio Dusi presenterà lavori site-specific, neon, ceramiche e forme in alluminio ispirati ai temi iconici del Monte, mentre in agosto giungerà da Zurigo Cabaret Voltaire, per rievocare il rapporto di questa comunità con Dada, attraverso performance e letture sceniche con artisti internazionali.
L’intensa programmazione del 2021 prevede anche appuntamenti di riflessione e di approfondimento, in presenza e online: un omaggio a Joseph Beuys nel centenario dalla nascita e un approfondimento sugli incontri in Casa Anatta, con il ricordo di figure femminili di spicco. Informazioni su monteverita.org.
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