MORIMONDO
Nel cuore antico dei monaci cistercensi

Nel cuore del Parco del Ticino, non distante da Milano e Pavia, si erge una delle più belle e meglio conservate abbazie di tutta Italia. Siamo a Morimondo, piccolo comune, oggi annoverato tra i Borghi più Belli d’Italia, scelto nel 1134 da una dozzina di monaci provenienti dal monastero cistercense di Morimond, paesino delle Borgogna francese, come luogo ideale per costruire un’abbazia.
A fare da atto di fondazione dei lavori fu il posizionamento nel terreno di una colonna ottagonale in pietra a simboleggiare l’ottavo giorno, ossia la rinascita. I cistercensi tornano alla regola di san Benedetto che aveva come motto «croce ed aratro»: per questo i monaci oltre a costruire l’edificio si impegnarono anche per bonificare i territori circostanti costruendo canali di irrigazione e rendendoli così ideali per l’agricoltura.
Non solo, inventano l’uso del prato a marcita per avere più raccolti d’erba e poter sfamare il bestiame con fieno in abbondanza.
Nel corso degli anni l’abbazia venne ampliata e arricchita architettonicamente fino ad arrivare al complesso che si può ammirare oggi. Le mura della costruzione maestosa ed elegante, già in stile gotico, in mattoni d’argilla prodotti dai monaci nella fornace costruita appositamente, accolgono i visitatori con il loro caratteristico colore rosso. Tutto intorno uno splendido panorama: il Naviglio e, poco distante, il Ticino, prati, filari di pioppi, risaie e cascine. Quasi un dipinto in cui si deve immaginare, per rendere il tutto ancor più magico, lavorassero e pregassero i monaci dalle vesti bianche realizzate con la lana grezza di pecora.
La chiesa è in puro stile cistercense, semplice e pulita. Sulla facciata solo uno splendido rosone centrale e le bifore. All’interno si aprono tre navate: non ci sono decorazioni a rubare la scena allo splendido coro ligneo dietro l’altare maggiore con delle incisioni a ferro rovente, alle tarsie certosine realizzate nel 1522 da Francesco Giramo e al crocifisso ligneo di scuola toscana della metà del XV secolo. Da non mancare assolutamente è una sosta per ammirare l’affresco (1515) che è stato strappato al chiostro della Madonna col Bambino e san Giovannino tra i santi Benedetto e Bernardo realizzato dalla scuola del “nostro” Bernardino Luini.
Il chiostro quadrato, tipico dello stile monastico, ha un porticato romanico - a testimoniare la prima abbazia - e tre rinascimentali realizzati dai monaci fiorentini. A differenza di tutti gli altri edifici cistercensi, Morimondo è stata costruita su tre livelli uno dei quali è per il chiostro su cui si affacciano tutti gli ambienti più importanti per la vita monastica: il refettorio in stile seicentesco, il locutorum dove l’abate assegnava gli incarichi, la Sala del Capitolo dove veniva eletto l’abate e si esercitava il governo del monastero e lo scriptorium, luogo dove i monaci amanuensi con il loro lavoro di precisione realizzarono, tra il 1170 e il 1210 circa, una novantina di volumi miniati.
Nei secoli di costruzione e vita, però, l’abbazia attraversò diverse sfortunate vicissitudini - saccheggi e incursioni delle truppe milanesi e pavesi - che la portarono anche a uno stato di abbandono completo. Fu solo nel 1941, con una visita dell’arcivescovo di Milano Idelfonso Schuster, che si ebbe la svolta: fu lui a decidere infatti di riportare la vita monastica tra quelle mura ormai in rovina dando nuova linfa vitale al complesso. Nel 1951 arrivò per prima la Congregazione degli Oblati di Maria Vergine, nel 1991 il cardinale Carlo Maria Martini affidò la cura pastorale alla Congregazione dei Servi del Cuore Immacolato di Maria. Morimondo però iniziò ad essere un centro attivo spiritualmente e culturalmente come lo vediamo oggi nel 1993 grazie alla Fondazione Abbatia Sancte Marie de Morimundo.
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