CASTELLO VISCONTEO SFORZESCO
Novara, Milano raccontata in una mostra d’arte

È la città dei Navigli, malinconici quanto i canali di Venezia, di piazza Duomo prima degli interventi della seconda metà dell’Ottocento, con le vecchie case e il coperto dei Figini brulicante di negozi e caffè. Milano romantica è il punto di partenza di un racconto per immagini, nella mostra che inaugura sabato al Castello Visconteo Sforzesco di Novara.
La fine di questo viaggio è l’età della Scapigliatura e dei suoi artisti maledetti, insofferenti nei confronti delle convenzioni della società e della cultura borghese.
Settanta dipinti per settant’anni di storia milanese, che testimoniano i mutamenti del capoluogo lombardo tra la caduta del Regno napoleonico, la costituzione del Regno Lombardo Veneto e la seconda dominazione austriaca, le prime rivolte popolari e le guerre d’indipendenza che nel 1859 avrebbero portato alla liberazione.
La mostra, curata da Elisabetta Chiodini, è articolata in otto sezioni che approfondiscono i diversi aspetti di questi decenni. La letteratura romantica è testimoniata, in apertura, dalla grande tela di Francesco Hayez ispirata alla storia tragica dei Lambertazzi e Geremei, sullo sfondo della Bologna medievale.
Nella prima sezione ci si perde tra i navigli, piazza Duomo e piazza della Vetra, uno sguardo sulla città attraverso i pennelli di Giovanni Migliara, Angelo Inganni, Luigi Bisi, Luigi Premazzi e Giuseppe Canella, espressione di “pittura urbana”, termine coniato nel 1829 da Defendente Sacchi per qualificare il nuovo genere di veduta prospettica elaborato e portato al successo tra il secondo e terzo decennio dell’Ottocento. Dal volto della città si passa a quello dei protagonisti della sua storia, con ritratti di Giuseppe Molteni, Francesco Hayez, del varesino Giuseppe Carnovali, il Piccio, e dei fratelli Induno.
Dai Musei Civici di Varese arrivano “Il libro di preghiere” di Eleuterio Pagliano (autore anche dell’enorme tela dedicata allo sbarco di Garibaldi a Sesto Calende, non in mostra), e “Ofelia” di Giuseppe Bertini, entrambe donate ai musei dal notaio Giuseppe Bonazzola nel 1977 insieme alle preziose cornici intagliate.
Si ritorna alla storia, in particolare alle Cinque giornate di Milano e agli episodi cruciali che nel marzo del 1848 portarono alla temporanea liberazione di Milano dalla dominazione austriaca.
A Domenico e Gerolamo Induno, alla loro capacità di raccontare gli eventi attraverso la voce degli umili, è dedicata la quarta sezione.
Il percorso poi conduce, nelle parte finale, ai cambiamenti di stile legati alla nascita della Scapigliatura, di cui sono protagonisti assoluti Tranquillo Cremona e Daniele Ranzoni, insieme allo scultore Giuseppe Grandi, di Ganna, noto per il monumento alle Cinque Giornate di Milano, in mostra presente con due sculture in bronzo e gesso.
Di Cremona sono esposte due raffinate tele, Melodia e In ascolto, eseguite “en pendant” tra il 1874 e il 1878 su commissione dell’industriale gallaratese Andrea Ponti per la sua villa di Varese, dove non furono in realtà mai esposte.
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