25 DICEMBRE
Natività nel segno della rinascita

Leggero, fragile, sottile: è il presepe di carta dipinta e incollata su sagome di legno esposto al Museo Diocesano di Milano, con la curatela di Nadia Righi e Alessia Devitini, in contemporanea con l’Annunciazione di Tiziano proveniente dal Museo e Real Bosco di Capodimonte. Due occasioni di festa per il ventennale dalla fondazione dell’istituzione e per il Natale.
Donato al museo da Anna Maria Bagatti Valsecchi, è uno dei rari esempi settecenteschi realizzati da Francesco Londonio (1723-1783), specializzato in scene di soggetto pastorale e agreste dal sapore arcadico. Noto come presepe del Gernetto, in quanto proveniente da Villa del Gernetto a Lesmo, di proprietà dal conte Giacomo Mellerio, appassionato collezionista e amico di Londonio, che trascorreva in Brianza lunghi periodi di villeggiatura, è composto da circa 60 personaggi, dipinti a tempera su carta o cartoncino sagomati alti dai 35 ai 60 cm. In realtà, gli studi di Eugenia Bianchi tuttora in corso, hanno evidenziato la presenza di almeno tre gruppi distinti di personaggi, appartenenti a tre presepi differenti smembrati e in parte dispersi. Un nucleo di figure di qualità inferiore è assegnabile a un imitatore di Londonio, cui sono attribuibili invece altri due nuclei che comprendono l’Adorazione dei magi, i pastori, le pastorelle e i contadini che con le loro raffinatissime nature morte di cesti, vettovaglie e utensili fanno da cornice oggi a questa scena, ma che in origine dovevano creare il contesto pastorale di una Natività non più reperibile. Un altro presepe di Londonio, recentemente restaurato e valorizzato da una nuova illuminazione è visibile nella chiesa di San Marco a Milano. Composto da trenta figure valse all’artista milanese il plauso dell’Imperatrice Maria Teresa d’Austria, che gli affidò il compito di scenografo per il teatro della Scala.
Come il Diocesano, anche palazzo Marino ha ripreso, dopo l’interruzione forzata dello scorso anno, una tradizione che si rinnova dal 2008, quando nella Sala Alessi fu esposta La conversione di Saulo di Caravaggio. Questa volta sono stati selezionati quattro capolavori del Rinascimento tra Bergamo e Brescia, omaggio alle due città lombarde duramente colpite dalla pandemia, e anticipazione della collaborazione che le vedrà unite nel 2023 come capitali italiane della cultura. Curata da Francesco Frangi e Simone Facchinetti, l’esposizione riunisce il Matrimonio mistico di Santa Caterina d’Alessandria (1523) opera del soggiorno bergamasco di Lorenzo Lotto, che arriva dall’Accademia Carrara di Bergamo; San Nicola di Bari presenta gli allievi di Galeazzo Rovellio alla Madonna in Trono con Bambino (Pala Rovellio) (1539) di Alessandro Bonvicino detto il Moretto e l’Adorazione dei pastori (1540 circa) di Giovanni Girolamo Savoldo, entrambe prestate dalla Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia. Infine, la Madonna col Bambino e i Santi Caterina, Francesco e l’offerente di Giovanni Battista Moroni, proveniente dalla Pinacoteca di Brera. Le quattro opere semplificano la temperie culturale delle due città nei primi decenni del Cinquecento, un’originale sintesi delle vie lombarde e venete, favorita anche dalla particolare posizione geografica. Si afferma così una scuola pittorica fortemente orientata in senso realistico e attenta alla restituzione dei valori della luce, elementi alla base del linguaggio caravaggesco. È confermato l’approfondimento sullo stesso tema nei quartieri cittadini che, a rotazione mettono in mostra tre dipinti della Pinacoteca del Castello Sforzesco, di cui due di Moroni e uno di un pittore bergamasco dello stesso periodo.
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