LA DECISIONE
Niente Expo, ma forse è meglio
L’esposizione internazionale del 2030 sarà a Riad

Alla fine ha trionfato Riad: ai sauditi sono andate 119 preferenze su 165 delegati votanti, 29 all’agguerrita Busan e soltanto 17 a Roma. Che fino all’ultimo ha lasciato trapelare la speranza di prenderne almeno 50 per arrivare al ballottaggio.
Tradotto: l’Expo 2030 non si terrà in Italia. Una débacle totale e inattesa nelle proporzioni ma non nel risultato, che con un colpo di spugna spazza via il lavoro degli ultimi due anni per la candidatura della Capitale. «Fino all’ultimo, né a noi né ai coreani risultavano numeri di questa portata, quindi anche sull'ultimo miglio qualcosa deve essere successo», ha commentato amareggiato l'ambasciatore Giampiero Massolo, presidente del comitato promotore, per poi lasciarsi andare a toni poco diplomatici: «Non critico, non accuso, non ho prove, ma la deriva mercantile riguarda i governi e talvolta riguarda anche gli individui».
In parole povere, Roma, la Città Eterna sul cui suolo sorge una delle sette Meraviglie del mondo, s’è fatta bagnare il naso non soltanto dalla metropoli saudita, ma pure dalla semisconosciuta – ai più – città della Corea del Sud. L’orgoglio patriottico soffre, il cuore si chiede come sia stato possibile. Ma in fin dei conti, forse, il cervello tira un sospiro di sollievo.
Sì perché quello che sta capitando lungo lo Stivale in termini di infrastrutture, grandi opere e maxi cantieri non è che lasci dormire sonni tranquilli. Un esempio su tutti riguarda i preparativi per le Olimpiadi invernali di Milano e Cortina del 2026: il capoluogo meneghino pareva ormai rodato proprio grazie all’Expo 2015, ma di figuracce ne stanno arrivando comunque. Prima su tutte quella sulla pista da bob, che ha visto la vicina Austria disposta a correre in soccorso. Ma anche la questione dei maxi fondi del Pnrr, con la quarta rata da 16 miliardi e mezzo sbloccata dalla Commissione Europea, non è che stia procedendo proprio senza intoppi. E tutto questo mentre si torna a mettere sul piatto il famigerato ponte sullo Stretto di Messina.
Insomma, di carne al fuoco sembra essercene abbastanza, senza doversi per forza andare a impelagare con un altro evento internazionale che, nel giro di sei anni, porterebbe di nuovo i riflettori planetari sul Bel Paese. Ragionamento da bottegai? Forse sì. Ma ogni tanto è meglio sapersi fermare e fare le cose per bene, invece di lasciarsi andare a sogni di gloria che poi si trasformano in sonore pernacchie.
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