ARTE E GOLOSITA’
Alla ricerca del cioccolato perfetto
I segreti del campione del mondo Davide Comaschi

È questione di amore, perfezione, arte. E soprattutto felicità, quella croccante, solida e che fa rumore. Legata a ogni senso, parte dallo sguardo passando ai profumi che si annusano e poi si tocca e addenta. Basta un cioccolatino oggetto d’arte ad aprire un mondo di emozioni di quelle che conducono alla gioia dei sensi. Non solo per i super golosi. Per il campione del mondo del cioccolato, Davide Comaschi, la vita è la ricerca del cioccolato perfetto. Sarebbe una banalità ridurlo a un alimento che si addenta per sconfiggere tristezza e melanconia, sebbene sia uno dei comfort food per eccellenza. Siamo di fronte a una vera evoluzione di questo cibo degli dei, il cioccolatino è diventato un piccolo oggetto d’arte. Soprattutto quando creato da un maitre chocolatier campione del mondo ci si sente anche un po’ speciali. Comaschi, 42 anni milanese, fin da ragazzino ha dedicato la sua vita alla pasticceria scegliendo un percorso di studi che, a distanza di anni, gli ha permesso di unire le sue passioni: cucina e arte portandolo nel 2010 con l’Accademia Maestri Pasticceri Italiani e nel 2011 a conquistare la medaglia d’argento alla Coupe du Monde de la Pâtisserie a Lione. Nell’ottobre del 2013, guadagna il gradino più alto sul podio del World Chocolate Masters a Parigi, diventando il primo italiano a vincere la prestigiosa competizione. Nel 2020 riceve i riconoscimento come Mam (maestro d’arte e mestiere) per la sezione cioccolato. È lo chef più giovane a ricevere questo premio, tradizionalmente riservato per celebrare il traguardo della carriera dei più grandi maestri della pasticceria italiani. Parte proprio dal tema della felicità, Comaschi: «Lavoro per rendere felici le persone. Credo che sia una delle cose già belle che si possano fare nella vita. Mettere insieme cuore e passione, che io pensi ai clienti o alle persone a cui voglio bene, non fa differenza. E il cioccolato, o mangiare un cioccolatino, è un momento di felicità». In fondo sarebbe anche semplice come rimarca il maitre choccolatier: «Cioccolato è condivisione di un momento speciale. Pensate quando si va in pasticceria e si acquistano dolci, praline, torte. È un per una festa, condivisione di un momento di gioia speciale con l’altro. Questa condivisione è il momento più bello ed emozionante del mio lavoro». Davide Comaschi parla anche di cioccolato come lusso: «Si tratta di un mio modo di pensare il cioccolato, reinterpretarlo. In Italia, non c’è una vera cultura del cioccolato e stiamo iniziando adesso a comunicarla. Infatti è significativo che io sia l’unico campione del mondo in questa disciplina». Passando al segreto del suo successo, il pasticcere racconta: «Penso che sia la conoscenza e la conoscenza degli ingredienti, senza quella non ci sarebbe sperimentazione e crescita. Quando crei qualcosa di nuovo non è necessario fare molte prove, sono sufficienti due, massimo tre. Perché lo hai già in testa, lo hai disegnato ed è difficile che non venga bene». Pensando al futuro il campione del mondo pensa ai prossimi obiettivi con la fianco «Crescere perché non si finisce mai di imparare, ma soprattutto fare crescere i giovani e la cultura del cioccolato». Ancora una volta il cioccolato è metafora dell’esistenza: ricerca di perfezione, bellezza e felicità. Una vera e propria arte. Del resto come diceva Tom Hanks interpretando Forrest Gump: «La mia mamma diceva: la vita è uguale a una scatola di cioccolatini». E ne avrebbe mangiati una tonnellata senza mai fermarsi. Perché la felicità è una cosa semplice, come un cioccolatino.
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