LA MOSTRA A BRESCIA
Attenti: c’è il Banksy d’Oriente

L’immagine forte della mostra, quella che appare sui poster e che pubblicizza La Cina non è vicina. Badiucao - opere di un artista dissidente, è, in questo caso, anche la metaforica porta d’ingresso all’esposizione, effonde il suo senso su tutte le opere esposte e Carrie Lam, questo è il suo titolo, è un dissacrante ritratto del presidente cinese Xi Jinping presentato in abiti da rispettabile e attempata signora con girocollo di perle e vistosi orecchini. Badiucao (Shanghai, 1986; vive in Australia) ha espressamente scelto quest’opera per legare la mostra bresciana (Museo di Santa Giulia fino al 13 febbraio) a Gongle, la sua mostra del 2018 ad Hong Kong cancellata per le pressioni del governo cinese. Anche nel caso bresciano l’ambasciata cinese aveva espresso all’Amministrazione comunale il rammarico della Repubblica Popolare per un’esposizione in cui si diffondono - sosteneva - bugie anti-cinesi e false informazioni. La mostra si è comunque aperta. Giustamente. È Carrie Lam dunque, che ci introduce nella prima sezione in cui le opere sono accomunate dal carattere personale e privato. In un ambiente oscuro dominato da un tono rosso cupo, sono visibili, tra le altre, le maschere che hanno celato per anni l’identità dell’artista in pubblico; un letto composto da matite (l’artista è un disegnatore e vignettista) e un ritratto di Ai Weiwei, il più celebre artista dissidente cinese contesissimo in occidente, che Badiucao considera un maestro. Nelle sezioni seguenti la mostra si apre agli aspetti pubblici dell’arte dell’artista con lavori che affondano le radici in avvenimenti che hanno avuto ripercussioni socio-politiche di notevole rilievo, a partire dai fatti di piazza Tienanmen. Decisamente significativa, non solo a questo riguardo, è l’opera intitolata Watch, 2021: 64 disegni di orologi tracciati con il sangue - dell’artista -, feroce contestazione degli avvenimenti del giugno 1989, che prende spunto dalla ricompensa, un orologio appunto, concessa ai soldati che parteciparono all’operazione di repressione, ricompensa lorda del sangue dei dimostranti. Non sfuggono alla critica di Badiucao neppure le vicende più recenti, come la gestione governativa dell’informazione nella vicenda del coronavirus, con opere come i Covid Portraits, 2020 o How China Controls Coronavirus, 2020, sorta di istruzioni per l’uso della mascherina, con la differenza che, invece di quel che ci si aspetterebbe, la mascherina viene appallottolata e infilata nella bocca, perché Silence is Health - concludono le istruzioni.
La scrittura espositiva è chiara: il ritratto del leader politico, portando lo spettatore direttamente nel privato di Badiucao, sottolinea l’importanza che l’impegno politico ricopre per l’artista il quale poi lo esplicita nelle sezioni successive. Il coraggio che l’artista dimostra nei temi non si ritrova, però, da un punto di vista artistico. Egli fa largo uso di un’impostazione pop adatta per una ricezione immediata del messaggio ma non palpitante, colori sfacciati, immagini di largo consumo, riconoscibili, iconiche. Una mostra decisamente politica quanto mai salutare non solo perché evidenzia ciò che può accadere in luoghi non vicini, ma anche perché si spera sia capace di aprire gli occhi sui pericoli che si corrono anche alle nostre latitudini quando un senatore a vita invoca «modalità meno democratiche» nella diffusione delle notizie o un costituzionalista afferma, candidamente, che «il governo talvolta deve essere insincero».
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