DA SAPERE
Cannabis, pianta proibita e salutare

Dai due pilastri posti ai lati di un piccolo altare salgono volute di fumo denso e avvolgente che avviluppano il sacerdote mentre celebra il dio Yahweh: inalando quegli effluvi il mondo del religioso cambia, avvolto in un tempo distorto, le membra rilassate, la mente altrove, i colori del piccolo tempio in pietra spazzati via e poi ricomposti diversi, il suono delle sue litanie distanti e distorti e lui, così, vede e sente la divinità che si fa sempre più vicina all’umanità. Forse, con un po’ di immaginazione, è questo quello che provava il sacerdote del tempio di Yahweh quando, circa 8 secoli prima di Cristo, rendeva omaggio al suo dio a Tel Arad, una fortezza a poche decine di chilometri dal Mar Morto.
LA SCOPERTA
Quel che è certo, come è emerso dalle analisi condotte sui resti delle braci trovate sui due pilastri di roccia dagli archeologi nel 2020, è che quei fumi erano intrisi di cannabinoidi, sostanze psicotrope presenti nelle infiorescenze femminili della pianta di canapa. La scoperta, fatta nel sito archeologico israeliano, è una delle più precise attestazioni di come l’uomo utilizzi da millenni la cannabis per alterare le proprie percezioni e favorire esperienze mistiche e spirituali. È, infatti, dalla notte dei tempi – anche molto prima del “nostro” sacerdote di Tel Arad – che la canapa, “Cannabis sativa”, è conosciuta e usata per gli effetti alteranti che ha sulla psiche umana e per le sue proprietà curative sfruttate in diverse medicine tradizionali. Dall’antico Giappone alla Cina e all’India, dagli Egizi ai Greci e ai Romani, la canapa è stata raccolta, e in seguito coltivata, in mezzo mondo, ma non solo come droga.
FONTE DI FIBRE TESSILI
Questa pianta, infatti, è stata usata anche come fonte di fibre tessili fin dall’antichità: stoffe e corde fatte con il floema, cioè la struttura di sostegno e di trasporto della linfa, sono state trovate in moltissimi siti archeologici e per secoli questo vegetale è stato usato per confezionare abiti, tende e lenzuola, cordame e vele delle navi. Un po’ come il maiale di cui non si butta niente, anche per la canapa valeva questo adagio. Infatti, è stata usata per produrre carta, più resistente del papiro e più facile da realizzare della pergamena. Con l’inizio dello sviluppo industriale venne poi usata per realizzare oli combustibili e plastiche naturali. Insomma, la Cannabis sativa usata come viatico per raggiungere più facilmente il divino, per guarire da mali di ogni sorta, per coprire le nudità, per solcare i mari, per imprimere versi sulle sue pagine e per mettere in moto ingranaggi ha fatto parte della storia dell’uomo per millenni.
UNA PIANTA PROIBITA
Fino al 1937, quando l’allora presidente degli Stati Uniti, Franklin Delano Roosevelt, firmò la “Marihuana Tax Act” che diede il via al proibizionismo nei confronti della pianta di canapa: la legge ne impedì la coltivazione, anche a scopo medicale. Da quel momento molti altri paese del mondo ne proibirono - con varie modalità - il possesso, la distribuzione, la coltivazione e il consumo. E nel 1961 la cannabis fu inserita nella convenzione unica sugli stupefacenti, un trattato internazionale redatto dalle Nazioni Unite e sottoscritto da 183 paesi, classificandola ufficialmente come sostanza stupefacente aggiungendosi all’oppio e alla cocaina. Ora, dopo decenni di buio e di assoluta demonizzazione, la pianta è oggetto di puntuali studi scientifici che cercano di indentificarne gli usi medici e le potenzialità industriali: da farmaco per alleviare il dolore nei malati di tumore a ingrediente per cosmetici. Forse, la canapa vivrà una nuova vita.
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