DA PROVARE
Ci vuole carattere nel vestire

Amore e bellezza. Sono le due parole mantra che riassumono e guidano l’arte di scegliere vestiti e lanciare mode secondo la guru dello styling Susanna Ausoni. Regina dello scombinare un ordine per creare un certo effetto unico.
Nata sotto il segno dello scorpione è la professionista che ha visto la luce tra magliette con i putti di Fiorucci in piazza San Babila a Milano e, ora, detta lo stile e sceglie gli outfit di Michelle Hunziker, Mahmood (con Blanco vincitore di Sanremo, vestito in Prada), Carmen Consoli, Elisa, Noemi e tanti altri artisti, persino di Daria Bignardi alle «Interviste Barbariche».
Protagonista neppure troppo nascosta a Sanremo: è sufficiente far scorrere le immagini sul suo profilo Instagram - con oltre 20mila follower - per rendersi conto che dietro all’outfit di personaggi famosi ci sia lei. Li veste? È riduttivo, perché indossare un vestito è un gesto di comunicazione, prima di tutto con se stessi. «Perché si tira fuori la propria personalità facendo un percorso. E lo stylist aiuta in proprio in questo: comunicare attraverso i vestiti, un lavoro che è a cavallo tra lo psicologo e l’artista», attacca Susanna Ausoni, professionista della moda guardandosi indietro e aprendo una finestra spazio temporale grazie il suo libro «L’arte dello styling» scritto a quattro mani con Antonio Mancinelli edito da Vallardi. Un concentrato di ricordi, emozioni e storia in quella che è una narrazione collettiva di ragazze e ragazzi incantati dal boom di Mtv Italia con Paola Maugeri con i suoi capelli blu per poi evolversi senza dimenticare il passato. Leggerezza e storia dietro le quinte. «Era il 1996, era una figata pazzesca, Paola veniva a copiarmi il look e subito dopo mi ha offerto un lavoro. Così è iniziato tutto» racconta a «Oltre» ripercorrendo non solo le tappe del viaggio nel lavoro che ama e l’ha portata a collaborare con marchi di moda ed etichette discografiche, in un contesto giovane e internazionale, contribuendo a definire la figura professionale dello stylist.
È in auto con sua figlia - la piccola Ava - che partecipa all’intervista e, fin da subito, emerge il pilastro alla base del lavoro: sono le emozioni il vero tema di questo lavoro fatto di tessuti, paillettes ma anche linee sobrie e pulite. Profonda conoscitrice della moda, ha un background culturale che si è creato anche tra le pagine di Banana Yoshimoto e, più avanti, Murakami. «Abbiamo bisogno di bellezza - rimarca Ausoni per imprimere questo concetto che ritorna -. Credo che quello dello stylist sia un lavoro terapeutico ma anche molto pratico e veloce che permette di staccare la testa da pensieri brutti. Mettere le cose in una certa maniera, non è solo una semplice scelta di vestiti. A volte si tratta di accorciare un orlo, mettere una camicia sopra un maglione e non sotto. Sovvertire l’ordine per ottenere un certo effetto. È il risultato che conta». Dà suggerimenti per quello che possiamo fare a casa: «Tante volte pensiamo anche al nostro armadio e quello che abbiamo, senza buttare via ciò che parla di noi, è sufficiente guardarlo con occhio differente e sovvertire le regole che ci siamo autoimposti».
Appassionata di musica, Ausoni ha una anima a cavallo tra il pop e il rock: «Mi sento pop, nel senso di popular. Quello che faccio deve essere comprensibile, non deve trasmettere un messaggio particolare, ma comunicare. È un mestiere in cui si deve essere veloci nel combinare tutto». E come fare per tenere insieme tutto? Da vera guru, non solo dei vestiti, Ausoni condivide la sua ricetta: «Medito e penso mentre sono in auto, negli spostamenti. Ho imparato a far fruttare il tempo e concentrarmi, raccogliendo il pensiero. Sono il mago degli incastri».
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