L’INTERVISTA ALL’ESPERTO
Come rendere il Natale ancor più magico

C’è chi a Ferragosto pensa con gioia al freddo delle feste natalizie. Da pellicola statunitense. C’è poi chi non vede l’ora di addobbare la casa di rosso e fare l’albero di Natale. E poi ci sono quelli, che amano alla follia le luminarie, i cristalli e i giochi di luce che riscaldano il cuore.
Una vera e propria passione che spesso si coniuga anche con un gusto cinematografico, con un Santa Claus vestito di rosso scolpito nell’immaginario collettivo e decorazioni da sogno americano.
E chi meglio di Salvatore Izzo designer specializzato nell’arredo di casa in stile statunitense che spopola sui social - oltre 71mila i suoi follower su Instagram - può insegnare a fare l’albero e prepararci per le feste?
Salvatore Izzo, quali sono gli elementi che non devono mai mancare in una casa addobbata a festa?
«Ho sempre avuto una certa idea per le decorazioni di Natale che si sviluppa attraverso un codice stilistico ben preciso. Natale per me significa luce, calore, accoglienza. Per queste ragioni, nel mio design natalizio, sono sempre compresi i plaid ad alta grammatura per riscaldare le serate sul divano passate a guardare i film, le luci sull’albero rigorosamente di tonalità calda, e poi un tocco di oro conferito dai decor sui rami, dai campanacci annodati tra le ghirlande. Tutto deve trasmettere magia, familiarità. Credo che siano proprio questi i capisaldi del mio Natale».
Da cosa trae ispirazione per dare un tocco magico al suo albero di Natale?
«Sicuramente le ispirazioni maggiori e migliori, arrivano dalla natura. Amo le silhouette degli alberi irregolari, con i rami sporgenti e il tronco a vista. E poi la luce, che distribuisco su tutta la lunghezza con il mio metodo di intreccio ramo per ramo».
Fare l’albero di Natale con i bambini: tre regole che dobbiamo insegnare loro e che diventeranno poi un rito.
«I bambini hanno bisogno di magia, di sognare ad occhi aperti. Il Natale è l’unica occasione dell’anno per far entrare in casa quella vibrazione inspiegabile che avvertivamo anche noi da piccoli. Per me i riti, le tradizioni, si creano quando c’è amore. Quindi la prima regola è basata sulle emozioni, che devono essere pure e spontanee per creare atmosfera, poi sceglierei una decorazione creata insieme, magari dipinta con l’ausilio e la compartecipazione dei più piccoli di casa, e per ultimo, i regali alla base dell’albero come simbolo di amore e cura verso il prossimo. Donare come manifesto del senso più profondo della vita».
Cambia la casa addobbata quando ci sono i bimbi e quando invece è una casa più adulta? Se sì, come? Quali possono essere gli elementi a misura di piccoli
«Nell’immaginario dei più piccoli il Natale è tinto di rosso, oro e verde. I colori tradizionali nella fase puerile di un essere umano, secondo me trasmettono sicurezza e tranquillità, e poi eviterei le decorazioni appuntite o in vetro che possono infrangersi con facilità. Punterei piuttosto su texture morbide come il velluto, la lana e lo chiffon per i fiocchi. Tutto declinato nella classica palette natalizia».
Qual è il suo elemento decorativo preferito natalizio e perché.
«I campanacci delle mucche. Si, non è un errore, è proprio quello che intendo. Recuperare elementi destinati ad altro uso, come decor per Natale, è la mia sfida ogni anno. Da qualche tempo ormai utilizzo sempre i campanacci in oro che solitamente i pastori mettono al collo dei bovini, e che producono un suono dolce e familiare. Impigliati tra le ghirlande e i tralci di pino, sono davvero stupendi».
Quali elementi delle tradizioni straniere le piacciono e possono arricchire e contaminarci.
«Le contaminazioni provenienti da altre culture per me sono sempre le benvenute. Mi piace attingere dal design coloniale in stile americano. Quindi prenderei in prestito dalla loro tradizione gli addobbi sulle facciate delle case, così curate e ricche di dettagli e poi il modo in cui le strade della Fifth Avenue si vestono a festa da ottobre a dicembre. Le vetrine delle boutique di lusso sono uno spettacolo di intrattenimento per gli occhi».
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