MY WAY
Dalla cornetta alle corna

Si mimava con pollice e mignolo la cornetta del telefono. Il messaggio era chiaro: «Ti chiamo».
Oggi, per lo stesso messaggio, si usa una gestualità differente, al passo coi tempi degli apparecchi vigenti: le dita incurvate a simboleggiare la presa nella mano di un cellulare, di uno smartphone.
Il divario che separa usi e costumi di boomere generazione X (si dice così mi pare per i nati nel precedente millennio) rispetto a quelli dei Millenials è sempre più ampio. E profondo.
Per stare in tema: un tempo le cabine pubbliche del telefono rappresentavano un oracolo. Oggi sono archeologia urbana delle comunicazioni. Croce e delizia erano le monete con la scanalatura interna: i gettoni. «Li ho finiti, ti salu...» e partiva il tu-tu-tu.
Oggi, lo spauracchio si chiama giga o assenza di wi-fi. Se questo è lo stato dell’arte, c’è poco da meravigliarsi della mimica in costante aggiornamento.
Serve solo a farci riflettere, con un pizzico di nostalgia, sui tempi che corrono e da un paio di decenni addirittura galoppano, spronati dalle gambe e dal frustino delle nuove sorprendenti tecnologie. Tornando alla gestualità va ricordato però che la mimica non sempre è stata concordante, anche all’interno della stessa generazione. Fare le corna, qui in Italia, ha sempre voluto alludere a vicissitudini coniugali. Altrove, un segno porta fortuna. Corna e cornetta. Gestualità work in progress.
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