L’INTERVISTA
Diego Dalla Palma: «Donne, valorizzatevi»
L’artista del make up si racconta

Il New York Times lo ha definito il “profeta del make up made in Italy”. È Diego Dalla Palma icona del mondo di stile, bellezza e dell’immagine made in Italy nel mondo. Personaggio inconsueto e autorevole, unisce professionalità, competenza, carisma e intensità rendendolo da decenni il più stimato look maker italiano e uno degli esperti del settore più prestigiosi a livello internazionale. In passato, Dalla Palma è stato costumista e scenografo di talento lavorando nei più celebri teatri italiani e, per dieci anni in Rai. In seguito, è diventato un imprenditore di successo fondando una linea cosmetica, distribuita in tutto il mondo, che porta il suo nome. È stato a Varese sabato 23 ottobre alle 17, nella sala degli Svaghi al Castello di Magnago per parlare di Che cosa rende davvero belle le donne, un incontro nell’ambito del premio Piero Chiara.
Signor Dalla Palma ha qualche bel ricordo, episodi legati alla Città Giardino?
«Ho un ricordo fantastico di quando ero giovane, legato al Sacro Monte di Varese: un posto magico in cui si respira, oltre alla sacralità del luogo, anche cultura artistica e tutt’intorno un paesaggio che lascia senza fiato. Ero pieno di sogni e senza un soldo in tasca. Quando mi recavo lì insieme ad alcuni amici ascoltavamo sempre, come fosse un rito, la canzone “America” di Fausto Leali: questo mi rendeva immensamente felice e, come d’incanto, tutte le preoccupazioni svanivano».
Partiamo dal rossetto. A causa della mascherina le donne hanno quasi dimenticato come si mette il rossetto che è uno degli elementi chiave di bellezza. In una intervista racconta del suo incontro con la bellezza grazie a sua madre che metteva il rossetto in mezzo alle mucche. Ci spiega perché basta un rossetto per illuminare un viso? Oppure far splendere una giornata? C’è qualcosa di magico e rituale anche nel gesto?
«Sì, purtroppo, la mascherina ha creato più di un problema e non solo legato al trucco. Indubbiamente, la bocca è stato l’elemento più coperto in assoluto. Tenere in considerazione il proprio aspetto significa avere cura della propria persona, soprattutto in periodi caratterizzati dalla tenebra: è un buon sistema per affrontare la vita con serenità d’animo anziché esserne prigioniero. Relativamente al make-up in generale, ritengo sia irrinunciabile nella vita di una donna, a patto che abbia lo scopo di valorizzarne ed esaltarne le particolarità. Il rossetto a maggior ragione ne è l’emblema. Sì, come ha detto lei, il mio approccio con il rossetto è stato vederlo come la costante dell’immagine di mia madre, il che ha fatto sì che io lo considerassi un “accessorio” irrinunciabile. Anche da solo può illuminare il viso e dare un tocco particolare alla figura. Certo, da sempre il rossetto ha un rituale, nell’applicazione, che richiama la seduzione. Il rossetto, soprattutto se rosso, è seduzione».
Da anni dialoga con le donne (chi non ha letto avidamente le sue rubriche) e è stato fra i primi a parlare di temi legati all’“amarci un po’ di più” e “bellezza interiore”. Perché c’è ancora necessità di insistere?
«Oggi più che mai c’è bisogno di insistere poiché le persone hanno bisogno di chiarezza e trasparenza, di rispecchiarsi in uomini e donne autentici, che siano affascinanti e significativi proprio attraverso la propria verità. La bellezza esteriore altro non è se non lo specchio di quella interiore».
Ironia e imperfezioni, qual è il punto di contatto?
«La leziosità è un percorso di bellezza ovvio, banale, scontato e passeggero; l’atipicità è l’anticamera del fascino, è una specie di strategia che rende unici, originali, lontani dall’omologazione: eterni, a volte. Una bellezza stucchevole è destinata a una scadenza, alla caducità; quella singolare può diventare mistero, significato, arte. L’ironia e le vibrazioni di donne atipiche, unitamente agli azzardi creativi e a un approccio anticonformista al make-up, rappresentano la chiave per superare qualsiasi imperfezione».
La sua vita pare essere un romanzo, in quale modo la sofferenza, il dolore e le difficoltà hanno contribuito a renderla una persona speciale con idee fuori dal comune?
«Nel modo più semplice: affrontandole. Il dolore, le difficoltà risolte, il percorso arduo, e non la vita facile, a mio avviso, possono regalare idee differenti e costruttive e aggiungere carisma. Forse sarà stato questo, nel mio caso, a temprare il carattere, a rendermi una persona con idee fuori dal comune, a delineare la mia personalità e a farmi comunque restare ancorato al passato che mi ha reso ciò che sono, nel bene e nel male».
In una intervista ha affermato “la bellezza è luccicanza”. Ci vede anche una dimensione soprannaturale?
«La luccicanza, invece, è parente stretta del dolore: quello combattuto, vinto o alleato e serenamente elaborato. Tutta la positività che conduce a questo processo io la chiamo luccicanza ed è quella dote straordinaria che portano con sé solo le persone speciali. Quelle elette. Quelle che regalano al mondo un senso divino attraverso la loro esistenza terrena. Sono le difficoltà risolte che regalano la bellezza, non la vita facile».
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