ARTE E MUSICA
Fedez, narcisista pessimista
Il cantante protagonista di una scultura di Francesco Vezzoli

Un’opera d’arte sulla fama, ma che è soprattutto una missione sociale. Il pessimista narcisista o il narcisista pessimista di Francesco Vezzoli, doppio ritratto in scultura del notissimo volto di Fedez, non è solo il tentativo di unire arte figurativa e musica, ma un’indagine sulla personalità di una figura mediaticamente sovra-esposta. L’opera sarà alla Triennale di Milano fino al 4 aprile, giorno in cui verrà battuta all’asta da Sotheby’s. Il ricavato finanzierà la costruzione della nuova sede milanese di Together To Go (TOG), fondazione che offre cure mediche gratuite a bambini con gravi lesioni cerebrali. Le due sculture in marmo badoglio, una bianca e una nera, erano già apparse sulla copertina di Disumano, l’ultimo album di Fedez. Il sodalizio tra il rapper imprenditore e l’artista bresciano si fonda su una solida amicizia. «L’opera nasce dalle nostre cene, dalle nostre discussioni sulla musica italiana e su come lui viene percepito – riporta Vezzoli –. È stato tutto molto fluido. Non ci siamo mai chiamati dicendo “Cosa farai? Cosa pensi?”. Ci capiamo». Per Fedez «questo progetto nasce come un flusso di coscienza. Ho cercato di comprendere come l’uscita discografica potesse essere propedeutica a una finalità di charity. Per caso ho conosciuto la fondazione TOG grazie a Dargen D’Amico. Abbiamo pensato a come un’uscita discografica con un forte impatto di visibilità potesse essere funzionale ad accendere un riflettore su un fiore all’occhiello per la città di Milano. Francesco aveva già fatto quest’estate la cover del singolo Mille, ma già da prima avevamo avuto tanti confronti dal punto di vista creativo. L’intuizione di bussare alla Triennale è nata da un brainstorming creativo. È stato un allineamento di pianeti». Il cantante aggiunge che «il titolo è del mio psichiatra, che ha trovato in me dei tratti narcisisti e pessimisti. Il nero è il pessimista». Il binomio clinico rivela una riflessione sulla doppia sfera della notorietà, sospesa tra pubblico e privato. «Il narcisismo – spiega Vezzoli – serve a trovare il coraggio di esprimere te stesso e avere una grande fiducia nella tua identità. Poi una volta raggiunta una piattaforma di visibilità hai la capacità di fare uno step ulteriore: la messa in discussione di te stesso entro i riti che si accompagnano alla popolarità. Io stesso sono più narcisista che pessimista. Vista l’età, se diventi pessimista la cosa diventa grave!». L’iper-espressività dei ritratti chiarisce l’ispirazione alle smorfie settecentesche di Franz Xaver Messerschimdt. Ma anche al barocco di Bernini e Alessandro Rondoni, di cui due famosi busti sono stati gli elementi principali di una recente installazione londinese di Vezzoli. La vera musa è stata però il musicista: «Mi piaceva trasferire l’identità di Fedez dentro un immaginario stilistico ossimorico. C’è un coefficiente che va al di là delle cerimonie e delle beneficenze. Ci sono persone che ci ispirano, che ci fanno cambiare e pensare. Federico è una di queste pochissime».
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