AGO E FILO
I vestiti si (ri)fanno in casa
La riscoperta della macchina per cucire: non è mai stata così attuale

Sono passati ben 170 anni da quando è stata inventata. Era il 12 agosto del 1851, infatti, quando venne depositato il brevetto per quella che – oggi – conosciamo come macchina per cucire. Una data spesso discussa perché alcune apparecchiature sembrano risalire addirittura al 1755. Nella maggior parte dei casi, però, si trattava di prototipi più rudimentali, che lavoravano con doppi aghi o con i cosiddetti punti “catenella”. Ecco perché quella del 1851 è considerata una svolta importantissima, nonché la data di nascita della prima vera macchina da cucire. Il nuovo modello, infatti, era molto più raffinato, basato su un braccio meccanico parallelo al piano di lavoro e dotato di aghi a scorrimento verticali. A inventarlo fu l’americano Isaac Merritt Singer, fondatore del più noto brand di macchine da cucire, un’istituzione anche nel 2021. L’intuizione si rivelò fortunata, tanto che, ben presto, comparvero altri modelli di macchina da cucire. La Pfaff, ad esempio, messa in produzione pochi anni dopo la commercializzazione della Singer dal tedesco Michael Pfaff e caratterizzata da un’importante innovazione: lo scorrimento automatico del tessuto. A partire dal 1890, le macchine per cucire si diffusero in tutto il mondo – in Italia, i più noti sono Necchi e Salmoiraghi - e i sistemi subirono personalizzazioni e modifiche per cucire, ricamare e creare tutto ciò di cui la moda ha bisogno, dalle camicie ai vestiti da sposa. Pur con 170 anni sulle spalle, la macchina per cucire non è mai stata così attuale. La sartorialità, l’artigianato e la manualità, infatti, tornano a essere protagonisti delle collezioni in passerella, oltre che degli scatti social più apprezzati dalla generazione Z. È proprio online, infatti, che cresce l’interesse per il fai da te: dai tutorial su YouTube ai cortissimi video su TikTok, creare i propri abiti armati solo di una macchina da cucito è ormai una vera e propria tendenza. Una piacevole riscoperta anche nel campo dell’haute couture, dove l’attenzione per la manualità sta accendendo sempre più i riflettori sui grandi professionisti nascosti dietro i designer più famosi, la cui professionalità viene messa in primo piano dall’unicità delle creazioni. Una tendenza che parla anche di sostenibilità e di etica lavorativa, in cui il made in Italy torna ad essere tra i protagonisti delle passerelle non solo come etichetta, ma come insieme di persone che valorizza quello che è un vero patrimonio artistico tutto italiano.
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