UN MITO SFATATO?
Il Nesquik che non piace ai salutisti

L’inconfondibile confezione in plastica gialla, su cui poi è comparso il muso sorridente d’un coniglio dalle lunghe orecchie, appoggiata sul tavolo della cucina, accanto al sacchetto dei biscotti o a una fetta di pane e marmellata.
È questa l’immagine che accompagna ormai da decenni le colazioni di intere generazioni di bambini: un paio di cucchiai di polvere al cacao sciolti nel latte caldo e il risveglio è un po’ più dolce.
Nel tempo il mitico Nesquik è stato declinato in una serie di altri prodotti, tra snack e gelati, fino ad arrivare a una bevanda al gusto fragola che alle latitudini italiane ha avuto poca fortuna. Ma adesso dal Regno Unito è arrivata una notizia che rischia di spegnere il sorriso dal muso del coniglio: il Financial Times ha intercettato un dossier interno di Nestlè, il colosso alimentare che produce, tra centinaia di prodotti, anche il Nesquik, in cui si ammette che la maggior parte dei cibi e delle bevande della multinazionale svizzera non possono essere inseriti in una «definizione condivisa di salute» e che «alcune delle nostre categorie e prodotti non saranno mai salutari». Sempre stando al documento, solo il 37% dei prodotti del gruppo, esclusi quelli legati alla nutrizione medica e al cibo per animali, ha una valutazione sopra i 3,5 punti, cioè la soglia per definire «sano» un prodotto nell’ambito della Access to Nutrition Foundation.
Sempre secondo il Financial Times, a non raggiungere la sufficienza sarebbe circa il 70% dei prodotti alimentari, il 96% delle bevande, ad eccezione del caffè puro, e il 99% di pasticceria e gelati. Si «salvano» le acque, con l’82% sopra i 3,5 punti, e il 60% dei prodotti lattiero-caseari.
Nel dossier però si chiarisce come la volontà dell’azienda sia quella di migliorare la «performance», nell’ambito di un percorso salutistico già avviato da qualche tempo. Insomma, il colpo è stato duro, ma la rotta tracciata nel quartier generale di Vevey punta a recuperare. Quali saranno le conseguenze di questa notizia per il colosso alimentare? La storia recente ha insegnato che la risposta di mercati e consumatori non è sempre prevedibile e che una campagna di comunicazione pianificata con cura può mettere toppe anche agli svarioni più pesanti. A parte questo, resta da capire se vincerà la necessità, ormai diventata quasi una moda, di consumare sempre e solo cibo «salutare», oppure se ogni tanto ci si può concedere anche uno sgarro.
Perché magari una tazza di Nesquik non sarà forse del tutto healthy, per usare il termine del report aziendale, ma alla fine ha un posto nel cuore di milioni di bambini ora diventati adulti.
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