DA GUSTARE
Il potere salvifico in una tazza bollente

È la vera trasgressione delle donne: una cioccolata calda. E se poi si vuole proprio esagerare, bisogna aggiungere anche panna montata. Via sensi di colpa per lasciare spazio a una mezz’ora godereccia, di solito accompagnata da chiacchiere con amiche. Perché la cioccolata, si assapora in compagnia come rito di condivisione, anche del peccato di gola.
Amata dai bambini, molti sono cresciuti anche con la pausa cioccolata tra una lezione di sci e un’altra. Circondati dalle piste di neve ad altissime quote, con dita di mani e piedi gelate. La cioccolata calda è tutto questo: peccato, ricordi, infanzia. Soprattutto coccole e gratificazione. Perché è un modo per riscaldarsi, quando le temperature scendono, che siano quelle della colonnina di mercurio oppure quelle emotive. Ma non è sempre stata come la conosciamo e, non sempre si prepara, come siamo abituati noi in Italia: calda e densa.
A Innsbruck, in alcuni locali, ordini una cioccolata calda e arriva un bicchierone di latte caldo dove sciogliere un mattoncino di cioccolato, mescolandolo con un lungo cucchiaio. Insomma, ciascuno ha la propria ricetta ma c’è una certezza: ha un potere salvifico. Un lato dopante.
Per questo bisogna fare un passo indietro per ricordare l’origine della cioccolata che è atzeca. Chiamata Xocolatl o traslitterato in chcolatl, choco significa cacao, latl acqua. Era stato Quetzalcoatl, la divinità del Serpente Piumato, a dare i chicchi di cacao all’umanità, e i chicchi servivano anche come moneta di scambio. La pianta del cacao, della famiglia delle Sterculiacee, cresceva in Amazzonia. La conoscevano i Maya, ma sono stati gli Aztechi a farne una bevanda corroboante. In origine servita fredda: chicchi macinati, acqua, spezie. Montezuma ci aggiungeva vino e lievito di birra, bevendone 50 boccali al giorno. Quando da Est, arrivò Cortes fu scambiato per un’incarnazione di Quetzalcoatl, che secondo la leggenda era sparito proprio in quella direzione dopo una magia di Tetzcatlipoca. Per questo fu coperto d’oro e chicchi di cacao: Montezuma gli regalò un’intera piantagione di cacao, nella zona di Tabasco. Cortes ne individuò subito l’aspetto dopante e ci sono le prove. Cortes scrivendo a Carlo V affermò: «Una tazza di questa preziosa bevanda mette un soldato in condizione di sopportare bravamente un’intera giornata di marcia senza prendere altri cibi». I primi semi di cacao vengono inviati in Spagna dal Messico nel 1520. Il primo vero carico di cacao arriva in Spagna nel 1585. Alla corte, si incaricano i religiosi, esperti in erboristeria, di lavorarlo. Ci aggiungono zucchero e vaniglia, altro alimento importato dall’America. La cioccolata ha continuato a viaggiare nei secoli e non ha mia perso fascino e potere.
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