DA GUSTARE
Il tesoro? La banca del riso

Ibernazione, non solo nella fantascienza e nei film: salverà il risotto italiano, guardando al riso del futuro. Hitech, scienza e biotecnologia sono la chiave per tutelare una delle colonne della cucina italiana. Per la precisione salveranno il cereale, considerato l’oro bianco del Paese capace di contrastare l’egemonia del riso che arriva dall’Oriente. In particolare l’Ente risi italiano ha una delle sedi di ricerca nel Castello d’Agogna in provincia di Pavia: da anni gli scienziati del riso hanno creato una banca apposita. Qui c’è un vero e proprio caveau che racchiude la storia della risicoltura in Italia, con la presenza di varietà che sulla tavola sono superate ma che fanno parte della storia del riso come il Lencino progenitore dell’attuale Carnaroli, considerato a pieno titolo il re del made in Italy; il Nostrale, l’Ostigliato, il Rizzotto. Antichi semini di riso coltivati anche dal Conte di Cavour nella sua tenuta di Leri in provincia di Vercelli. Protagonisti della sperimentazione sono i territori di Pavia e Piemonte, quest’ultima è la regione più risicola d’Italia con il 50 per cento della superficie nazionale dedicata alla coltura dei chicchi bianchi. I ricercatori sono convinti che quei geni del riso che si tramandano di chicco in chicco saranno fondamentali per ottenere un super-riso italiano che si adatti anche ai tempi moderni senza perdere le qualità che sono apprezzate al palato. In termini tecnici gli scienziati che si stanno occupando di tutela e valorizzazione del riso partono da quello che si chiama germoplasma per scegliere la varietà di incrocio, questi che vengono poi trasferiti in altri semi: in questo modo il patrimonio genetico del riso non si disperde e non muore diventando un serbatoio vivente. Di fatto diventa una banca piena di dati che vengono messi al sicuro nel caveau del centro di ricerche sul riso. Non è altro che una mega-cassaforte dove la temperatura costante non supera mai i quattro gradi e dove i ricercatori si prendono cura dei 1500 semi. Alcuni vengono risvegliati, altri tenuti in sonno per anni, è un modo per creare nuovi incroci che miglioreranno il corredo genetico del riso e per creare nuove varietà. L’obiettivo è produrre una quantità maggiore del cereale di altissima qualità e per farlo si continua a studiare il dna dei chicchi e la loro evoluzione anche alla luce del prodotto attuale: nelle risaie i risicoltori producono i chicchi con strumenti hitech per la semina ma anche per ridurre le malattie. Devono fare i conti anche con i cambiamenti climatici e il mercato straniero. I dati di questo 2021 confermano l’esigenza di correre ai ripari proprio sul tema climatico: tanto che Coldiretti ha lanciato l’allarme perché la produzione Italiana di riso del 2021 è crollata. È scesa tra il 20% e il 25% rispetto all’anno precedente danneggiata dall’andamento climatico avverso, al quale si è aggiunta una crescita esponenziale dei costi di produzione per effetto dei rincari nei prezzi dei carburanti e mezzi tecnici e fertilizzanti. Il mondo del riso è un settore che impegna 226.800 ettari coltivati e 4mila aziende agricole, queste ultime raccolgono 1,50 milioni di tonnellate di risone all’anno e rappresentano circa il 50% dell’intera produzione dell’Unione Europea, con una gamma di varietà unica e fra le migliori del mondo. Il riso italiano da anni ormai si è impegnato non solo a essere il migliore nel piatto ma a essere più forte e sopravvivere a intemperie economiche e ambientali. Così il super risotto italiano si affida alla scienza, affinché la materia prima sopravviva sempre più buona e forte a intemperie, oscillazioni del mercato e produzioni intensive.
© Riproduzione Riservata