LA CURIOSITA’
Vino senza alcol, moda o nuova era?
All’estero è già tendenza, in Italia sta prendendo piede

Vino senza alcol. Una follia o vino del futuro? Per alcuni è massima libertà nel segno dell’“alcol free”. Si tratta dell’ultima frontiera di una bevanda pensata a chi ha esigenze speciali o, con più semplicità, non tollera l’alcol per questioni di salute o convinzioni etiche e religiose. Non solo giovani salutisti. Una tendenza che all’estero prende sempre più piede ma che in Italia vede protagonista Martin Foradori Hofstätter, alla quarta generazione di produttori di vino in Alto Adige reduce dall’esperienza di Vinitaly a Verona. «Il mio vino de-acolizzato è un atto liberatorio: pensate al caffè senza caffeine e al latte senza lattosio. Ecco io produco anche il vino senza alcol. C’è chi dà del pazzo, ma per me sono persone che vivono ancora nel Medioevo. Solo chi è molto miope non può vedere che i consumi cambiano, i giovani hanno un approccio differente e sempre più salutista nei confronti dell’alcol, in generale. E chi non poteva partecipare alla “festa” ora può provare l’esperienza di bere un calice di vino». Schietto, sincero, fortissimo e sicuro risponde alle domande e curiosità di questo vino-nonvino che ha la caratteristica di non far ubriacare. «Abbiamo pensato che fosse arrivato il momento di cambiare, abbiamo iniziato a studiare l’evoluzione del comparto vitivinicolo». A dare il via alla trasformazione è stato proprio un giovane: il figlio di Martin che tornato dalla Germania ha fatto assaggiare al padre. «Siamo una famiglia di vignaioli che difendono la terra con il coltello tra i denti, non sono un bibitataro e abbiamo studiato sulla base di una specifica esigenza di mercato. Nel 2025, l’8 per cento della popolazione sceglierà un vino alcol free: lo dicono le statistiche». Così racconta di una fetta di popolazione salutista e attenta alle calorie. Innegabile che appena si debba stare in un regime alimentare controllato, prima di tutto viene eliminato il consumi di vino. Tante volte due bicchieri di vino hanno l’equivalente calorico di una bistecca. Grazie al vino senza alcol, ci si può concedere un calice per appagare la mente con un quarto delle calorie. Ci sono poi il popolo degli astemi e quello di chi ha convinzioni religiose che impongono una scelta “no alcol”. «Amo il vino - spiega Foradori Hofstätter -. Alla base della scelta c’è un aspetto quantitativo che mi ha convinto a imbarcarmi in questa avventura. Ora, l’estrazione dell’alcol dal vino si può fare a un altissimo livello qualitativo, c’è stata una evoluzione nei macchinari. Chi ha assaggiato il vino del alcolizzato facendo una prova alla cieca lo ha promosso. Non è più un vino troppo dolce e anche l’anidride carbonica è ben integrata». Con ironia schietta e sincera di chi lavora la terra ed abituato alla verità afferma: «Nessuno ha detto che fa schifo. Chi si aspetta una esperienza come con il Brunello di Montalcino o un Barolo, sarà deluso». La linea Alcohol Free della linea Steinbock nasce di fatto da un fruttato Riesling Kabinett della Mosella a cui viene tolto l’alcol mediante un innovativo processo di distillazione sottovuoto. «Il dibattito in corso sull’uso del termine “vino analcolico” – oggi non consentito spiega poi - conferma il nostro essere riusciti a precorrere i tempi. Oggi c’è una legge nuova e lo posso chiamare vino dealcolizzato ma in italia c’è ancora molta confusione, poiché proprio le associazioni di categoria non hanno ancora capito che è meglio lavorare un prodotto che fa parte della propria filiera piuttosto che del vasto mondo degli analcolici». Conclude Foradori Hofstätter: «Provare per credere, il vino dealcolizzato è un prodotto di tutto rispetto». Certo non bisogna aspettarsi un Barolo del 1964. Ma anche chi non beve alcol, ora può partecipare alla festa con un calice pieno, senza sfigurare.
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