NEÏL BELOUFA
La complessa realtà in una installazione

Deve avere avuto un gran da fare Roberta Tenconi curatrice della prima personale dedicata da una istituzione italiana a Neïl Beloufa, nato a Parigi nel 1985 ma di origini algerine, presso Shed dell’Hangar, di minor quadratura rispetto agli altri due che compongono l’intera area di Pirelli HangarBicocca, tanto è il materiale che compone «Digital Mourning».
Avvolte nella penombra installazioni di varia natura si susseguono e intersecano un insieme di schermi e ambientazioni di ambienti collocati in strutture di differenti forme e dimensioni animati, da continue eruzioni di immagini, suoni, vocii di difficile comprensione sino a comporre indecifrabili fonemi. Il tutto simile a una indistinta ritmica che rimanda cadenze rap dove la grande assente è la sintesi tanto da instillare (uditi i commenti di alcuni visitatori) salvifiche difese tali da portare a desiderare meno parole e più concetti.
Il tema espressivo di Beloufa oscilla tra denuncia e cronaca. Certo, afferma l’artista, viviamo in una società dove consumo e spreco si susseguono senza soluzione di continuità alimentando di conseguenza cancerosi vortici inquinanti. A fronte di tanto accumulo visivo, sonoro e di materiali vari, l’elemento natura ha rimandi sonori come cinguettii e rombi di tuoni arrivando a essere cristallizzato in floreali sculture da parete illuminate a intermittenza tanto da permettere, da parte dei visitatori, frammentate e parziali letture, il tutto condizionato dal gigantismo di cronometri in continuo moto quali inesorabili testimoni dello scorrere del tempo; al punto che, nell’attesa che le opere vengano di nuovo illuminate, i presenti risultano ostaggio della volontà dell’artista.
Data salda la sua buona volontà si ha l’impressione che Neïl Beloufa non sia andato oltre la visione del proprio ombelico in quanto da oltre vent’anni nelle varie biennali e fiere d’arte appaiono scenari simili poiché a dare il giusto peso a «Digital Mourning» e a rendere impari il confronto, concorrono le opere degli artisti presenti negli altri spazi dell’Hangar: «Short – circuits» di Che Zhen e «I sette palazzi celesti» di Anselm Kiefer.
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