DA GUSTARE
La forza del vino? Essere donna

Coraggio, il vino e il suo mondo ci salveranno. È tempo di alzare i calici con il prodotto che viene da terra, legato in modo indissolubile alla natura. Per bere, un sorso dopo l’altro, una grande lezione di tenacia e coraggio. Ne sono convinte le Donne del Vino, ovvero l’associazione di donne del vino più grande al mondo guidata dalla presidente Donatella Cinelli Colombini e conta più di 900 associate tra produttrici, ristoratrici, enotecarie, sommelier, giornaliste ed esperte di vino in tutta Italia. Past president del sodalizio e colonna della delegazione lombarda Pia Donata Berlucchi, presidente di Fratelli Berlucchi dal 2015 dopo 40 anni come amministratore delegato, accende i riflettori sul vino in questo momento di ripresa e in vista di questa estate dove la parola d’ordine è ripresa. Con coraggio. «Il mondo del vino deriva dalla terra - esordisce Pia Donata Berlucchi dalle rive del lago di Iseo nel cosiddetto polo del Bresciashire -. La terra non ascolta guerre, depressioni, morti e le stagioni si susseguono. Dobbiamo ascoltare la terra perché ci arriva un messaggio: bisogna andare avanti. Così è anche per il vino in quanto prodotto della terra». Parlare di vino è come parlare di coraggio per l’imprenditrice che ha studiato e portato avanti un progetto assolutamente diverso dagli altri, che propone ai giovani lo studio del vino, non nella sua essenza chimica ed organolettica, ma nei valori incommensurabili della sua storia, filosofia, arte, politica ed economia. «Sì perché il vino va avanti e impariamo dalla terra- sottolinea Pia Berlucchi -. Pensate a quando una grandinata distrugge il lavoro di un anno nell’arco di tempo che varia da un minuto e mezzo ai due minuti e mezzo. Che accade? Ci si dispera? È il mondo contadino a dirci come fare, anzi le donne. Io ricordo queste donne dai grandi grembiuli grandi: dopo la grandinata tutti piangevano. Adulti in lacrime mentre raccoglievano i cocci, bambini scioccati. E poi arrivavano queste donne mentre tutti tiravano su con il naso davanti alla desolazione della distruzione e dicevano in dialetto: “Adesso basta piangere”. E si rimboccavano le maniche, organizzando passo dopo passo tutto ciò che si doveva e poteva fare. Quindi si andava in vigna per ripassare grappolo dopo grappolo separando quelli rovinati da quelli sani». Perché raccontare questa storia? «Sostengo che la bellezza della natura sta nella forza di ricominciare ma soprattutto nel coraggio, rende le donne e gli uomini più forti di carattere. Siamo noi a lasciarci andare alla disperazione, ma la terra è una grande maestra perché insegna a ricostruire e che ogni difficoltà si supera». Sono le donne della terra - come la Marì, la Cesarina e la meravigliosa Priscilla - ad animare i racconti e le storie di una delle Donne del Vino che non parla di tendenze, novità e cosa bere in questa estate. «Per me dietro a ogni vino c’è una storia: mi piace parlare di questo. Perché preferisco vedere cosa sta dietro alle cose, nel vino ci sono la natura e un essere umano che trasforma». Si ferma un istante e attacca: «Pensate all’Amarone e al fatto che in prima battuta vengano raccolti solo i grappoli maturi, viene poi fatta una seconda vendemmia. I grappoli si stendono sulle altane e poi solo a gennaio si farà la vinificazione. Conoscendone la storia possiamo poi comprenderne la forza e la potenza insieme e quel sapore vellutato che lascia in bocca. Allo stesso modo possiamo riscoprire l’antica storia del Fiano di Avellino oppure l’uva di Troia che la leggenda narra essere stata portata da Enea». Potrebbe parlare per ore e giorni di storie di vino, anche se per sua ammissione ora «Ne bevo poco perché purtroppo mi scatena l’emicrania, lo assaggio» per chiudere «Bisogna cogliere l’anima del vino». La forza del bevanda degli dei sta tutta racchiusa fra natura, storia e persone per questo del Donne del Vino non parleranno mai di tendenze, cantine o mode. Quale vino scegliere? Quelli con una storia da raccontare, che hanno qualcosa da dire già dalla forma della bottiglia oppure dall’etichetta e dalla terra perché come diceva Rossella O’Hara in Via col vento Ma la terra è la sola cosa per cui valga la pena di lavorare, la sola cosa che duri. Del resto, domani è un altro giorno. Bisogna brindare. Al coraggio.
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