MUSICA
La rivoluzione di Rocco Hunt
Nel suo orgoglio rap anche brani di denuncia

«Questa è la mia rivoluzione personale. Nessuno mi ha mai regalato niente nella vita: ho lavorato in pescheria, ho fatto le battle di freestyle, guadagnavo la settimana come tutti i ragazzi del sud e tutto quello che mi ha portato a essere qua sono sacrifici e tanta gavetta». Il nuovo album di Rocco Hunt, Rivoluzione, è una retrospettiva dei suoi dieci anni di carriera, iniziata da adolescente nella periferia di Salerno. Per il rapper ventiseienne, ormai hit-maker di fama, il disco racchiude le sue due anime: quella nazionalpopolare e, dice lui, colorata e quella hip hop, decisamente più black.
Dopo due estati in cui Hunt ha legato il suo nome a singoli da classifica, spiega, «era arrivato il momento di far capire che oltre alla canzone di successo c’è anche un discorso che mi contraddistingue nella crescita artistica. Volevo far capire che oltre ai singoli ci sono anche i brani di contenuti, di denuncia. Il concept cerca di spezzare il mio immaginario precedente, infatti è un album dove metto a nudo me stesso. La rivoluzione è stata appunto questa: arrivare ad essere mainstream senza essere considerato solo per le canzoni pop, che non rinnego. Molti intendono la parola “commerciale” come un delitto; per me è simbolo di positività, perché se una canzone piace dai bambini fino agli anziani hai avuto una chiave di lettura generalista, e non è facile. Adesso speriamo di far arrivare anche quest’altro lato di me: l’orgoglio rap». Rivoluzione comprende anche le due hit delle scorse estati pandemiche, A un passo dalla luna e Un bacio all’improvviso, entrambe con Ana Mena: «Dopo cinque o dieci anni il singolo te lo dimentichi. Quello che rimane è l’album e questa è una compilation di tutto quello che è successo in questi ultimi due anni».
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