FUTURO
La scena artistica africana

Nel giugno dell’anno 2020 riscosse un successo planetario il video di un ragazzino nigeriano che, incurante della pioggia che lo inzuppava e che creava disegni fangosi in un anonimo cortile di un sobborgo di Lagos, danzava classicamente di piroetta in piroetta.
Amplificato dalla potenza della rete, questo episodio, di per sé banale, qualche anno fa, forse, non avrebbe attirato tutta questa attenzione se non provenisse da un continente che negli ultimi anni si sta affacciando con insistenza sulla scena artistica internazionale. Proprio la metropoli nigeriana, infatti, è uno dei punti nevralgici per il sistema dell’arte africano: artisti, collezionisti, galleristi, curatori, istituzioni operano non solo entro i confini del continente, ma anche oltre gli stessi, esibendo un’arte che attira sempre più considerazioni.
In verità, l’interesse per l’arte del continente africano non è fenomeno recente. I primi oggetti africani hanno cominciato ad affluire alle nostre latitudini già nel XV secolo; nei secoli successivi, con l’espansione culturale e commerciale europea, si andò costruendo una sempre maggior consapevolezza delle forme dell’arte africana fino al fenomeno del nuovo sguardo che su quest’arte, tra le altre, nel tardo XIX secolo e nei primi anni del Novecento, posarono artisti della tradizione europea, nello sforzo di recuperare una maggior immediatezza e “genuinità” espressiva. A partire dalle considerazioni primo novecentesche, passando per quella che potremmo chiamare diaspora di artisti africani nelle terre d’Occidente, che hanno ridotto forme e tipi dell’arte europea a modelli tipologici contaminati in chiave afro, oggigiorno l’arte di questa terra sta pienamente emergendo: chiassosamente colorata o severamente austera, materica o fotografica, appropriazionista quanto basta e senza scandalo, ricercata dal mercato, in una parola… globale.
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