IL VINO “MARINO”
Le cantine subacquee per un effetto fouling

Quel vino con l’effetto fouling marino. Ovvero le incrostazioni che ornano le superfici degli oggetti rimasti sommersi in ambiente marino. E soprattutto cullato dallo sciabordio delle onde. I primi sono stati i francesi con lo champagne Abyss. Poi sono arrivati i sardi con l’Akenta sub. E ora c’è anche un progetto scientifico con l’Università degli studi di Catania e la start up Abyss progetto Abyss. Il mare fa bene alle bollicine. La suggestione dei vini sottomarini ha colpito Francia, Grecia, Spagna, Stati Uniti, Cile, Sudafrica e persino Australia. Ormai ci sono vini da immersione in Liguria, Sardegna ed Emilia Romagna. Forse è nato tutto un po’ per caso, se si pensa che, nel 2010, sono state rinvenute 168 bottiglie di Veuve Cliquot & Juglar naufragate 170 anni prima nel Mar Baltico, di fronte alla Finlandia, e che, nonostante la lunga immersione nell’acqua marina, il vino è risultato essersi evoluto senza compromissioni esterne. In quel caso il merito pare sia stato soprattutto del tappo e delle sue capacità isolanti, persino sott’acqua. Proprio sulla scorta di quella straordinaria scoperta, i cugini d’Oltralpe hanno riportato lo champagne sott’acqua. Il “progetto Abyss” ha avuto inizio con la vendemmia del 2012. Si volle infatti procedere, attraverso la collaborazione con la società Amphoris, con la spumantizzazione subacquea. Le uve scelte per la creare di questa cuvée furono scelte dai vigneti posti su terreni calcarei; questo affinché fossero adatte per l’ambiente marino in cui le bottiglie furono poste per l’invecchiamento. L’area prescelta si trova nella baia di Stiff, estremità orientale dell’isola di Ouessant che si trova dinnanzi alle coste delle Bretagna. I primi italiani nel 2017, sono stati i sardi. Al largo di Alghero avevano consegnato al mare 3.000 bottiglie di Akènta, le bollicine dell’azienda Santa Maria La Palma, in una cantina subacquea a 40 metri di profondità chiuse con i tappi Amorim Cork (leader mondiale del settore). Al di là dell’esperienza sensoriale è nato anche un gusto prettamente estetico: le bottiglie grazie al periodo trascorso sotto al livello del mare, quando riportate in superficie presentano incrostazioni naturali date dal fenomeno del fouling e dal lavoro di organismi marini che creano dei disegni speciali. Di fatto queste bottiglie diventano feticci unici da collezione. E ora, si va oltre all’effetto fouling marino, con la start up Orygini, l’università di Catania e le cantine Benanti e Passopisciaro si faranno anche analisi per capire quali effetti ci sono sulla maturazione sott’acqua. Non solo di vino ma anche del Volcano gin prodotto sull’Etna. Le bottiglie sono state poste nella zona B dell’area marina protetta Isola dei Ciclopi a una profondità di circa 50 metri all’interno di gabbie metalliche, create ad hoc. I vini affineranno per circa sei mesi e l’analisi dei “campioni marini” sarà effettuata parallelamente, sui medesimi parametri, rispetto all’analisi dei campioni soggetti al processo di cantinamento tradizionale, in terra ferma. Le profondità marine sono infatti un ambiente idoneo per un affinamento ottimale grazie ad alcune caratteristiche naturali come il buio, l’assenza di rumore, la temperatura costante e la particolare pressione. Finalmente si potrà rispondere alle domande che studiosi e appassionati del vino si fanno da quando questo fenomeno è esploso. Cosa conferisce in termini di gusto l’affinamento in mare? Le atmosfere e le profondità marine possono accelerare il processo di affinamento rispetto a quello di cantina? Qual è il periodo di tempo necessario per ottenere un risultato ottimale? Ora non resta che attendere la fine dell’anno per avere le analisi. Ma intanto si può brindare con le bollicine, vermentini e champagne del mare.
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