DA VEDERE
Le fiabe visuali di Tadini

Affrontando il «Viaggio in Italia», la personale che, fino al 5 marzo, la galleria Giò Marconi dedica al poliedrico artista Emilio Tadini (1927-2002) a vent’anni dalla scomparsa, attraverso le opere dell’omonima serie degli anni Settanta, il presentimento che ci avvince è che questo viaggio sia un susseguirsi di fiabe visuali, di episodi legati ma in sé autosufficienti; certo, fiabe mentali, più che evocative, il cui linguaggio pittorico si rarefà, nelle opere in esposizione, attraverso un setaccio colto e concettuale, che lascia emergere memorie artistiche novecentesche: nelle atmosfere sospese e metafisiche à la De Chirico, nelle associazioni azzardate e psicanalitiche non digiune di surrealismo (come quando l’artista affianca maschere africane a rossetti); nelle presenze geometriche di certe concezioni astrattiste.
Acrilici in cui gli oggetti contendono al vuoto la propria esistenza, si ritagliano, quasi con affanno, uno spazio esistenziale: sullo sfondo neutro queste figure bidimensionali paiono sospese, prive di punti d’ancoraggio. L’unico perno della loro esistenza risiede nelle possibilità di relazione che si aprono in rapporto alle altre cose che l’artista ha imposto allo spazio-vuoto. Relazioni che lo spettatore deve immaginare, sforzandosi di trovarle nel suo confronto con il dipinto, poiché Tadini più che suggerite le ha solo individuate come possibilità d’esistenza. La distanza tra le figure, insomma, deve colmarla la fantasia pensosa e paziente del visitatore.
Sono acrilici su tela puliti e netti, nei quali il disegno, nitido, è posto al servizio di operazioni cerebrali; la presenza del corpo (ben espressa nella chiarezza degli oggetti proposti) e la sua sensibilità si ritraggono e cedono il passo all’elaborazione di una figurazione mentale, alla costruzione di un percorso concettuale che elabora le cose del mondo in figure intellettive. E l’assenza delle teste dei personaggi che l’artista dipinge nelle sue opere esplicita, da una parte, questa necessità di rielaborazione mentale del dato di realtà (anche il corpo umano è sia una cosa tra le cose sia un elemento dell’apparato percettivo dal quale deve partire la meditazione), dall’altra, invita il fruitore a «metterci la testa», quindi ad entrare nel quadro e a compiere le sue personali valutazioni; ed «amen» se quest’ultime sono innescate da oggetti banali come i rossetti. In questo senso, i lavori di «Viaggio in Italia» sono «universali», nel senso che, come le fiabe, costituiscono il paradigma di situazioni generali.
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