UN MONDO A PARTE
L’insonnia, un problema o uno spazio libero?
Gli sbadigli, la voglia di dormire e lo scampolo di libertà

L’insonnia è un mondo a parte, anche se basta googolare per scoprire che ne soffrono - c’è chi dice - anche 12 milioni di italiani. L’insonnia è un mondo a parte perché quando uno è insonne non può, anche volendolo, creare un mondo con tutti gli altri che ovunque nel pianeta Terra non dormono e nello stesso momento. C’è poi il derby con sbadigli tra gli insonni che non si addormentano e gli insonni che invece si svegliano più e più volte, o magari non si addormentano più, dopo lo spuntino al frigo. Gli insonni sono una categoria non protetta anche perché sono fuori dalla fascia protetta della televisione. E non esistono prodotti per gli insonni, a parte quelli chimici, cioè i farmaci, la radio, i social network con account di persone che vivono in altri fusi orari e appunto la tv, che però li (ci) tratta o come raffinatissimi intellettuali pronti a guardare soltanto film cinesi sottotitolati in tedesco o iraniani sottotitolati in francese oppure come sfrenati consumisti appassionati di televendite e di aspirapolvere a vapore per divani. Vedete che non siamo protetti, noi comuni insonni.
Ognuno poi ha il suo rimedio della nonna; io, per esempio, all’Università avevo Radio radicale come soluzione: so ancora a memoria più frasi da comizio di Marco Pannella che articoli del codice civile allora sulla mia scrivania. Certo, poi l’insonnia ha anche più di un che di letterario. Ci immaginiano tutti i grandi scrittori più recenti, da Philip Roth a Michel Houellebecq, a scrivere perché non dormono e a non dormire per scrivere, quando magari si alzano, si sbarbano e si mettono a digitare sul pc in orario d’ufficio e vestiti come il dì di festa. Beh, nel caso di Houellebecq magari quest’ultima cosa è un po’ improbabile.
Dice che la pandemia ha fatto ovviamente male anche ai nostri sonni, e figuriamoci se no, e figuriamoci la guerra. L’insonnia infatti è la nostra seconda realtà, il nostro Metaverso poco ludico e molto solitario, è la nostra seconda vita, poco lucida e fatta di preoccupazioni, di angosce, dalla lite con il o la partner alla vita dei figli, fino a “mi sono ricordato di pagare il bollo della macchina?”. L’insonnia però è anche - come direbbe Claudio Bisio - il nostro scampolo di assenza, di libertà, perché l’insonnia si prende prepotentemente il suo tempo, anche se non è un blocchetto con tanto di descrizione nel calendario del nostro Outlook o nei foglietti sdruciti dell’agendina. Ho sempre pensato che sarebbe bello raccontare, magari in uno di quei podcast che ora vanno tanto di moda, tutto quello che è stato creato di notte, dagli insonni, tutte le cose belle che non avremmo avuto se tutti dormissimo come dei ghiri. Ci vorrebbe un’idea. Una di queste notti stavo per iniziare a metterla in pratica, poi è suonata la sveglia della realtà assonnata. Alla prossima.
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