PITTURA
L’universo multidisciplinare di Avital

Il calare del buio sullo schermo nel corso di una proiezione cinematografica definisce il passaggio tra l’oggettività visibile e l’intimità introspettiva. Il ritorno alla realtà è quasi sempre definito da visioni sfuocate o da indistinte folate cromatiche. Tale è il punto focale da cui iniziare la lettura di Etere, la personale di Yuval Avital (Gerusalemme 1977, vive e lavora a Milano) a cura di Annette Hofmann in corso alla Building a Milano. Immagini nebulose di boschi invernali, intersezioni di frammenti colorati suonano nelle opere di Avital come momento limite tra il trascorso reale e l’invadenza dell’immaginario definito in toto da oltre 100 opere, molte delle quali inedite.
La percorrenza ascensionale della mostra, strutturata su quattro piani, esprime la volontà dell’artista di indurre il visitatore a stabilire relazioni tra il proprio vissuto e la narrazione espressa dall’intero contesto espositivo. Tale idea di arte partecipata comprende l’utilizzo di performance, pittura, scultura, video e fotografia dove a dare fondamentale contributo all’intera esposizione concorrono le creazioni «icono - sonore», così definite dall’artista, quale momento generativo della sua singolare ricerca di carattere scenico-totale, da intendersi nell’accezione wagneriana del termine.
L’atto iniziale di Avital si fonda sulla fiaba Il Cuore e la Fonte dal Racconto dei sette mendicanti del Rabbino ucraino Nachman teologo e fondatore della tradizione chassidica di Breslav e dell’omonima dinastia rabbinica. La storia narra del mondo che possiede un Cuore mosso dal desiderio per la Fonte d’acqua che si trova all’estremità del creato. Il lungo cammino, utopico e trascendentale, impone l’assunzione di esperienze quali l’Amore, il Lutto la Nostalgia a dire del vuoto incolmabile tra l’Uomo e le Cose. «Vivere l’Etere significa per me tentare di essere completamente dentro le cose… ovvero svelare almeno in parte le verità nascoste delle Cose» dice Yuval Avital. In più momenti il percorso espositivo comprende allestimenti dove, attorno ad un’opera di grande formato, paiono animarsi, come sfere in un ideale spazio astrale, alcune piccole tele: minuscoli satelliti lì posti con l’intento di conferire armoniosa linfa al soggetto portante. In questi mondi pulsa, a volte spaesate a tratti partecipi, l’esistenza di infantili presenze rapite da una stupefazione che li pone in equilibrio tra mondo onirico e materialità, sorretti a tratti dalla presenza di elementi reali posti accanto ad altri sognati dove il volo di minuscoli volatili pare definire il limite spaziale tra veridicità e immaginazione.
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