MiArt, una vetrina per la bellezza della cultura

L’edizione di quest’anno è stata animata da una polemica extrartistica. Insieme ad altre settimane tematiche milanesi, l’art week, il cui epicentro è rappresentato proprio da MiArt, sarebbe «inutile e dispendiosa» nella concezione di Luca Bernardo, il candidato sindaco del capoluogo lombardo.
Filippo Del Corno, assessore per la cultura, gli risponde che non è dispendiosa (almeno per le casse comunali, essendo sostenuta principalmente da Intesa San Paolo) e neppure inutile poiché mette in moto non solo gallerie d’arte, artisti e operatori culturali, ma anche «imprese attive nel campo della ristorazione, della ricezione alberghiera, del trasporto privato e dei servizi di accoglienza».
Con più di cento gallerie nazionali e internazionali, MiArt apre da oggi, venerdì 17, a domenica, 19 settembre, con un’epigrafe benaugurante ed esotica: Blossoming of Trust, una fioritura di fiducia che è necessario però capire in cosa riporre. Il titolo, invece, è Dismantling the silence nel cui solco sono state attivate iniziative volte a coinvolgere i soggetti partecipanti alla fiera: Starry Worlds (raccolta di frammenti e citazioni poetici scelte dagli artisti) e l’editoriale And Flowers / Worlds (conversazioni con personalità del mondo artistico e culturale italiano). Le veloci affermazioni che abbiamo riportato in apertura, espresse da soggetti sostanzialmente marginali all’Art World, rendono chiaro quanto la narrazione artistica prevalente equipari l’arte al mercato dell’arte, in altre parole il concetto della prima è ormai inglobato nel concetto del secondo. Questa identificazione dell’una nell’altro rende ragione del fatto di come triennali e biennali d’arte siano sempre più simili alle fiere, come i loro format, fatti di stand espositivi, di location anche diffuse, di talk ed incontri siano pericolosamente similari. Se le prime, sulla carta, hanno lo scopo di mostrare l’arte viva agli interessati e ai curiosi che calano turisticamente nelle diverse località ospitanti, e le seconde sono nate principalmente per un pubblico di compratori, sempre più i due “pubblici” si stanno amalgamando e sia le fiere sia le mostre sono invase da una massa in cui collezionisti e curiosi non si distinguono più. In effetti, è tipico di una certa logica mercatistico-industriale operare attraverso standard che semplificano, rendono economici e riconoscibili i prodotti, e velocizzano la produzione. Questo non evita che in ogni forma di occasione, anche nelle fiere, ci si possa imbattere in buona, mediocre o pessima produzione artistica.
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