DAL GIAPPONE
Mochi, le dolci palline mortali
Prelibatezze da mangiare a piccoli morsi

C’è voglia di Giappone a tavola. La tendenza gastronomica del Sol Levante impazza e non si limita al salato con i classici sushi e sashimi. L’Italia sta scoprendo il lato dolce del Giappone complice l’apertura di diverse pasticcerie in tutto il Belpaese, tanto che la tradizione dolciaria giapponese è annoverata come uno dei nuovi trend di questo periodo. Bene, ma da cosa iniziare per esplorare questo goloso universo? Sicuramente dai mochi, le palline colorate più amate e buone da morire... nel vero senso della parola. I bellissimi e colorati mochi infatti mietono molte vittime ogni anno, non per gli ingredienti con cui sono realizzate bensì per la loro consistenza gommosa e appiccicosa che risulta difficile da masticare in modo particolare ad anziani e bambini. Il rischio di soffocamento, se non si fanno piccoli bocconi, è realmente dietro l’angolo. Ma andiamo con calma, una scoperta alla volta. Dietro all’apparente semplicità si nasconde una preparazione complessa se la si effettua nel modo tradizionale. I mochi infatti sono un dolce a base di riso glutinoso - detto mochigome - che viene messo a bagno in acqua per una intera notte, poi viene cotto a vapore e come passaggio finale viene schiacciato - con il faticoso metodo del mochitsuki che prevede l’uso del mortaio e di un martello molto pesante - e mescolato finché non si trasforma in una pasta modellabile morbida e appiccicosa. A questo punto il mochi varia in base al ripieno che si decide di preparare e all’occasione in cui si mangia. Nella versione classica il ripieno consiste nella marmellata di fagioli rossi azuki dal sapore dolce. Vietato storcere il naso se non la si è prima assaggiata. Le altre varianti più amate sono il daifuku mochi con marmellata di fagioli neri o bianchi, il mochi ochigo daifuku il cui ripieno è simile al precedente ma con l’aggiunta di una fragola all’interno, il sakura mochi con marmellata di fagioli ma il dolcetto è avvolto da una foglia di ciliegio che dona un sapore particolare, il mochi kusamochi che prevede l’aggiunta di foglie di artemisia che oltre a regalare benefici conferiscono al dolcetto un delizioso colore verde brillante, infine i yukimi daifuku perfetti per l’estate perché ripieni di palline di gelato. I giapponesi vanno matti per questo dessert da molti secoli. La loro prima apparizione risale al periodo Nara tra il 710 e il 784 quando nella versione rosso fuoco erano destinati a nobili e imperatori. Oggi tutti ne sono ghiotti in particolare nel periodo di Capodanno quando si preparano i kagami mochi. Per l’occasione, due mochi decorati di rosso e di diverse dimensioni vengono posizionati uno sopra l’altro. Perché dunque non provare a preparali per le imminenti festività natalizie? Raccomandando di gustarli piano e a piccoli morsi però!
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