DA VEDERE
On the wall, l’ordine in mostra

È la pittura la protagonista assoluta di «On the Wall», progetto espositivo a cura di Demetrio Paparoni in corso presso Building a Milano. Le oltre quaranta opere, per la prima volta esposte in Italia, vedono protagonisti artisti di differenti nazionalità. Agli italiani Paola Angelini e Nicola Samorì sono affiancati il tedesco Ruprecht von Kaufmann, l’armeno Rafael Megall, il norvegese Vibeke Slyngstad e l’inglese Justin Mortimer.
La scelta del titolo, afferma il curatore, intende non lasciare spazio a devianti interpretazioni in quanto tutte le opere in mostra sono esposte a parete con unica eccezione riservata ad una scultura posata a pavimento, poiché l’intento primario è dare ordine al caos dei linguaggi contemporanei. A fronte di tale convincimento i lavori esposti intendono dare vita ad una lettura univoca di un fenomeno fluido quale è quello dell’arte contemporanea. Collocare le opere a parete rimanda all’arte rinascimentale quando un quadro era considerato una finestra sul mondo esterno.
Reminiscenze accademiche e intime rimembranze si fondono in un unico contesto nei lavori di Paola Angelini accomunando figure e oggetti da lei comunemente frequentati e usati in brani di luce entro i quali si scorge il trascorrere del tempo sia naturale sia della memoria. Rafael Megall si affida a ricordi infantili; alle spalle di un Topolino disneyano compare un tradizionale ornato ricamato dalle donne della sua terra, poi a seguito della diaspora a cui sono stati soggetti gli Armeni tutto deflagra nell’esplosione di una statuetta di ceramica. Nella catartica raffigurazione del proprio corpo Justin Mortimer sublima il suo faticoso percorso clinico, il tutto stemperato da cadenzate successioni cromatiche che come onde liberatorie dal dolore portano alla quiete. Si fonda sullo studio dei capolavori dei maestri del Cinquecento e del Seicento l’operato di Nicola Samorì. Partendo da tali basi l’artista romagnolo rigenera e fa proprie figure monumentali rendendole quasi tangibili tanta è la dinamica che le anima e le percorre. Nei Paesaggi di Vibeke Slyngstad pittura fattuale e idealità fotografica si fondono dando vita a punti di vista spiazzanti e inconsueti dove il controluce, deleterio in fotografia, diviene possibile sulla tela. Le monumentali opere di Ruprecht von Kaufmann definiscono una percorrenza dello sguardo che porta all’infinito, alla luce estrema dell’orizzonte quale momento di distinzione tra percorribilità terrena e elevazione visiva. In esse al di la dell’impatto lirico compare un monito al comportamento degli umani e alla loro indifferenza per il futuro del pianeta. Sui monti raffigurati dall’artista tedesco la neve compare come un ricamo al quale è stata sottratta la sua più ampia parte ornamentale. Mostra corale dove il privato si fonde con la storia universale, con la denuncia ambientale e con la maestosità dell’arte classica.
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