LA MOSTRA A MILANO
Per sognare il più bel Paese del mondo

Incisore e ceramista con il fiuto per gli affari, negli anni ottanta del Settecento Giovanni Volpato (1735-1803) inventò i souvenir.
Oltre a offrire ai collezionisti stranieri reperti dell’antica Roma recuperati dagli scavi archeologici, Volpato pensò di realizzare in biscuit, materiale poroso di colore bianco e opaco, simile a quello del marmo, copie di piccole dimensioni di statue romane, da vendere a prezzi abbordabili.
Consapevole del successo dell’iniziativa e dei rischi della concorrenza, si tutelò ottenendo dal papa l’esclusiva per 15 anni nello Stato Pontificio. I suoi souvenir, statue in miniatura della Colonna Traiana e del Laocoonte, ma anche sontuosi centrotavola realizzati su commissione di principi e sovrani, segnano l’introduzione della mostra dedicata alla moda internazionale del Grand Tour, allestita a Milano alle Gallerie d’Italia per festeggiare i dieci anni del museo che custodisce le collezioni di Intesa Sanpaolo.
Oltre 130 opere provenienti dai più importanti musei del mondo (alcune anche dalle collezioni della regina d’Inghilterra), scelte dai curatori Fernando Mazzocca, Stefano Grandesso e Francesco Leone, per raccontare come in Europa, tra Seicento e Ottocento, il must per artisti, studiosi, aristocratici, politici e uomini di chiesa fosse il viaggio in Italia, considerata «un faro di bellezza - dice Mazzocca - per la straordinaria qualità della sua arte, delle antichità e del paesaggio mediterraneo. Una sorta di lanterna magica piena di cose meravigliose», che i viaggiatori percorrevano dalle Alpi a Napoli, dai nostri laghi fino a Pompei ed Ercolano, venute alla luce a metà del ‘700, passando per Venezia e Roma e spingendosi fino in Sicilia, terra lontanissima ma «la chiave di tutto», secondo Goethe.
Ritratti, incisioni, vedute e sculture, cartoline richiestissime dai turisti dell’epoca, che documentano l’esperienza immersiva dei viaggiatori.
Tra le opere più preziose in mostra, la scultura in bronzo di Mercurio sedutoscoperto nel 1759 a Ercolano nella villa dei Papiri (dove fu trovata anche l’unica biblioteca classica giunta fino a noi, con oltre milleottocento rotoli di papiro carbonizzati), in prestito dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
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