ARTE
Roberto Bestetti: «Capire i tesori»

Il crollo in diretta tv è ancora nel ricordo di tanti. La chiesa romanica di San Salvatore a Campi di Norcia fu devastata completamente dalle scosse del terremoto di fine ottobre 2016, dopo aver già subito danni in quello di due mesi prima. Un film documentario del regista varesino Alessandro Leone, Storie di pietre, testimonia con le immagini gli interventi di restauro che volontari legati a Chief onlus, con la direzione tecnica dell’Iscr di Roma, misero in campo nel 2017 cercando frammenti di affreschi, basamenti di acquasantiere, briciole di un patrimonio artistico inestimabile da salvare per quanto possibile. Tra quei volontari c’è anche Roberto Bestetti, restauratore di Gallarate, un artigiano d’arte che sul nostro territorio rappresenta una delle realtà artigiane che si dedicano alla conservazione, alla sistemazione, alla salvezza del patrimonio artistico nazionale e non solo. Restauratori si diventa con scuole e lavoro di bottega. Ma un po’ anche si nasce, con una passione per l’arte e la sua storia, con la capacità di vedere in ogni oggetto antico e moderno una vita da portare avanti. Rispettandola, proteggendola, studiandola per poter intervenire nel modo migliore, adatto, giusto. Spesso riprendendo una passione respirata da bambini, anche se in campi diversi.
«Mio padre aveva un laboratorio artigiano di tappezzeria in stoffe - racconta Bestetti -, sono nato in un ambiente in cui i clienti si rivolgevano appunto a un artigiano. Ho frequentato il liceo artistico e mi sono appassionato alle materie storiche. Con un occhio anche alla manualità. E ho unito queste due passioni». Che sono, per un restauratore, sempre un background di tipo artistico, ma strettamente legato alla tecnica, a una manualità molto raffinata. In un mondo che è in continua evoluzione anche per quanto riguarda tecniche e materiali. E che alla bottega deve necessariamente unire un continuo legame con la formazione. Perché quello sulle opere d’arte è un lavoro intenso, che richiede approfondimento, che insegna sempre qualcosa. E questi tesori, spiega Bestetti, bisogna «capirli prima di metterci sopra le mani, bisogna capire bene come risolvere certi problemi».
E ogni intervento lascia una traccia. Per il restauratore gallaratese, anche tracce che fanno un lungo cammino. Che arrivano da lavori e docenze anche all’estero, e, per esempio, anche da Gerusalemme, dove nel 2009 ha collaborato con l’Istituto veneto beni culturali di Venezia per il restauro della cupola lignea dipinta e dorata della Cupola della roccia e per quello di frammenti di affreschi della Cappella di sant’Elena alla chiesa di Santo Sepolcro.
Tanti gli interventi che hanno occupato e occupano il lavoro di Bestetti: alla Galleria d’Arte Moderna di Milano, per esempio, e, sempre a Milano alla Casa-Museo Boschi Di Stefano. C’è una foto che lo raffigura mentre sta, per quest’ultima, intervenendo sulla pulitura di un De Chirico, “La scuola dei gladiatori”. «Un lavoro al quale sono molto affezionato - racconta il restauratore -, perché si è trattato di un “cantiere aperto”, un intervento di pulitura effettuato con il pubblico presente». E anche la storia dell’arrivo in Italia della tela, le cui dimensioni sono notevoli, un metro e mezzo per due metri e mezzo circa, è nel cuore di Bestetti. «Marieda Di Stefano lo acquistò nel 1939 dal collezionista Rosenberg a Parigi, dove era andata per comprare una pelliccia, e lo portò in Italia arrotolato».
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