SALUTE
Come cambia il lavoro femminile

Da un’indagine che la Fondazione Onda (Osservatorio nazionale salute della donna e di genere) ha commissionato all’Istituto Elma Research e a Didael KTS per valutare l’impatto della pandemia Covid-19 sul lavoro femminile, è emerso che 6 donne su 10 hanno subito una notevole trasformazione strutturale in termini di smart working (32 per cento), riduzione di orario (19 per cento), cassa integrazione (16 per cento), sospensione completa dell’attività (14 per cento), passaggio al part-time (10 per cento).
Le più giovani che vivono al Sud d’Italia sono le più colpite, insieme a quelle non tutelate da un contratto di lavoro a tempo indeterminato nei settori del turismo, della ristorazione e degli impianti sportivi.
Il 40 per cento circa delle intervistate riferisce di aver subito complessivamente un impatto negativo nella loro vita professionale. Ha risposto all’indagine un campione di 609 donne con età media di 39 anni, distribuito su tutto il territorio nazionale. «Anche le conseguenze sulla salute fisica e psichica delle donne - sostiene Francesca Merzagora, Presidente di Fondazione Onda - sono state pesanti a causa della pandemia: il 76 per cento ha trascurato la propria salute rinunciando a screening e visite di controllo, il 65 per cento ha sofferto di almeno un disturbo psichico, il 39 per cento ha avuto difficoltà economiche e il 33 per cento ritiene che a seguito dell’emergenza sanitaria la propria condizione lavorativa è decisamente peggiorata. Per non parlare delle violenze domestiche che sono drammaticamente aumentate».
Disturbi del sonno, tristezza e pianto, pensieri negativi, apatia, non vestirsi al mattino e restare in pigiama sono alcuni dei sintomi che hanno accompagnato le donne durante questo periodo di emergenza sanitaria, soprattutto quelle con difficoltà economiche. «Studi condotti durante la pandemia sulla popolazione femminile italiana hanno rilevato un notevole aumento dei disturbi affettivi comuni, in particolare una sintomatologia depressiva e ansiosa - dichiara Claudio Mencacci, presidente della Società italiana di neuropsicofrarmacologia - Sappiamo per certo che lo smart-working ha comportato nel 48 per cento dei casi l’aumento di un’ora di lavoro al giorno e nel 35 per cento un’ansia da timore di perdere il posto, con conseguenze psichiche pesanti».
Fortunatamente ci sono anche gli aspetti positivi di questa particolare situazione. Dall’indagine è emerso come la tecnologia sia un’ottima alleata nella gestione della propria salute. La metà delle donne intervistate ha cominciato ad usare dei nuovi strumenti di lavoro, molte hanno utilizzato un App a supporto della salute per prenotare o ricevere esami medici. Il 73 per cento delle donne riconosce di essere riuscita a lavorare efficacemente in modalità smartworking, il 69 per cento ritiene di aver mantenuto relazioni esterne soddisfacenti, il 61 per cento crede nella scuola a distanza per assolvere all’istruzione dei figli.
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