ABBASSO
Il Sol Levante che rivuole Godzilla

Il Giappone nel corso degli ultimi decenni ci ha donato tanto. Basta salire su una Toyota o utilizzare un qualsiasi oggetto tecnologico per rendersi conto di quanto le nostre vite siano condizionate da ciò che arriva dal paese del Sol Levante. Non solo circuiti integrati però, ma anche influenza culturale. Quale under 50 o giù di lì non ha trascorso la propria infanzia e adolescenza incollato alla tv davanti ai cartoni animati giapponesi che dalla metà degli anni ’70 ci hanno ispirato immaginari nuovi e avventurosi? Eroi adolescenti in sella ad astronavi e robottoni per salvare il mondo e l’universo intero. Un sogno inedito in una parola: futuro. Un domani forse anche spaventoso ma capace di prefigurarci avventure meravigliose e sempre a lieto fine. Ma non son tutte rose e fiori... di loto. In nome dell’ossessione per il progresso, talvolta, quei birbantelli dei nipponici hanno fatto cilecca. Ad esempio l’11 marzo del 2011, quando la centrale nucleare sita nella ridente località di Fukushima, fu colpita da un’onda, scatenata da uno dei tanti terremoti che si susseguono in quella sfortunata area geografica. Fin qui tutto normale, impossibile opporsi a una massa d’acqua alta 14 metri che arriva a tutta manetta. Se non fosse che non appare un colpo di genio costruire una centrale atomica sulle rive del mare di un paese come il Giappone nel quale le onde anomale sono un fenomeno talmente tipico da essere identificate con un termine, tsunami, che arriva proprio dalla lingua di casa. In più, dopo aver fatto la morale per decenni all’Unione Sovietica che, brutta e cattiva, nascose le conseguenze del disastro di Chernobyl, abbiamo scoperto, grazie agli errori commessi dal governo giapponese e dall’azienda proprietaria dell’impianto, che gli insabbiamenti esistono anche in paesi dove non c’è una dittatura. E, soprattutto, stiamo capendo ora che certe lezioni, anche in paesi nei quali il silenzio dedicato alla riflessione è uno stile di vita, chi occupa il potere economico non le impara mai. A dieci anni esatti da quell’evento infatti, il governo nipponico ha annunciato che l’acqua contaminata stoccata dopo la catastrofe verrà dal 2023 sversata in mare. Perché? Se siete seduti ve lo diciamo: non sanno dove metterla. Proprio così. Stiamo parlando di 1,23 milioni di tonnellate d’acqua radioattiva che, per completare lo smantellamento della centrale che finché è lì costa montagne di soldi, finiranno nell’oceano. Solo dopo, assicurano l’autorità, che sarà verificata l’assoluta mancanza di rischi per l’ambiente. Che già così fa ridere, perché se quell’acqua potesse essere ripulita, perché gettarla via? Perché non riversarla negli acquedotti per poterla rendere utile a tutti? Ovvia l’indignazione internazionale, a cominciare da quella dei paesi confinanti via mare come Corea del Sud e Cina. La Corea del Nord no, a Kim Jong-un non frega niente di dar da bere il cancro a propri sudditi, ma non scantoniamo. Il focus è la cultura ecologica di un paese che dà il nome al più importante trattato internazionale in tema di ambiente, il protocollo di Kyoto. E soprattutto dà il nome a uno dei mostri più noti della fantascienza, quel Godzilla, terrore assoluto dei giapponesi che incarna i pericoli in arrivo dal mare, dagli tsunami agli americani. E che secondo la leggenda è scatenato, guarda un po’, dalle radiazioni nucleari...
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