DA PROVARE
Sei sicuro della realtà che stai vedendo?
Arte, televisione, social: il fascino infinito dell’illusione

L’ultimissima immagine illusoria che sta ipnotizzando Twitter è quella dell’artista Stuart Humphryes: uno scatto in bianco e nero ma che l’occhio percepisce a colori. Che magia incomprensibile. O quasi. La bellezza di questi giochini sta nello stupore che sanno generare ed è per questo che è impossibile liberarsi dalla fascinazione illusoria. È un incanto senza fine capace di stregare nell’arte, in televisione e negli ultimi anni sui social. Le illusioni ottiche ingannano il cervello e, anche quando ne conosciamo il trucco, non riusciamo a liberarci dell’effetto illusorio. Mai e all’infinito le illusioni ci accompagnano. Dal maestro indiscusso Maurits Cornelis Escher e dal maggiore esponente dell’Optical Art Victor Vasarely ma prima ancora dal loro antenato Arcimboldo, si arriva ai ai giorni nostri con i social, fra artisti che postano su Twitter immagini fino al social delle immagini per eccellenza Instagram che con l’hastag >illusion raccoglie 2,7 milioni di post. Fra gli scienziati più attivi sul tema c’è l’ingegnere neozelandese Michelle Dickinson dal suo profilo Twitter @medickinson si diverte a sperimentare illusioni oltre a condividere gli esperimenti. È Dickinson la scienziata che nel 2019 ha postato su Twitter il quadrato a righe dietro al quale, scuotendo la testa, si poteva vedere un animale. Il risultato? Tutti pazzi dietro a questo quadrato. Che le illusioni ottiche non tramontino mai, anche se si tratta di immagini ed esperimenti datati, lo testimonia il successo della Ames Window, in italiano è noto anche come Trapezio di Ames. L’illusione è stata presentata al The Curiosity Show, un programma della televisione australiana andato in onda negli anni Settanta e di recente è stata rilanciata su Twitter e ha registrato milioni di visualizzazioni oltre a essere stata ricreata con gif. L’Ames Window è un fenomeno scoperto da Adelbert Ames Junior nel 1947 mentre studiava il concetto di «ambiguità transazionale»: ciò che vediamo può essere influenzato da ciò che ci aspettiamo di vedere. Fra le illusioni ottiche spiccano i cosiddetti “processi ricorsivi”. Uno di questo è il moto perpetuo: si tratta di un trucco percettivo-prospettico permette all’acqua di una cascata di azionare un mulino e tornare ad alimentare la stessa cascata. C’è poi l’effetto Droste, il nome è olandese e nome deriva dalla scatola del cacao per quella che è la cosiddetta “pittura ricorsiva”: che di fatto si tratta riprodurre l’immagine nell’immagine. Di fatto un’immagine in cui è presente l’effetto Droste ha all’interno un’altra piccola immagine di se stessa, che a sua volta ne contiene un’altra più piccola e così via, teoricamente all’infinito. Tecnicamente non c’è limite al numero d’iterazioni, ma in pratica si continua fino a quando la risoluzione permette di distinguere un cambiamento. Escher lasciò uno spazio vuoto riempiendolo con la propria firma. Il mistero del “buco” lasciato da Escher e di come e se fosse possibile riempirlo, fu risolto da Henrick Lenstra, matematico dell’università di Leida solo nel 2003. Illusioni, fra arte e genialità hanno sempre un grande pubblico: lo stesso che resta incantato al Museo delle Illusioni allestito a Milano in via Settembrini (aperto da lunedì a domenica dalle 10 alle 20, biglietto famiglia 45 euro). Comprende più di 70 attrazioni che riguardano la scienza, la matematica, la biologia e la psicologia. Lanciato nel 2015 a Zagabria, in Croazia, il format è a metà strada tra un museo interattivo e un parco giochi da immortalare per Instagram. Attraverso le esperienze proposte nelle cinque stanze, progettate dagli architetti Sven Franc e Jasmina Frinčić, i visitatori possono sperimentare la prospettiva, la percezione ottica, il cervello umano, l’inganno dei sensi e la scienza.
Ciò che guardiamo può essere influenzato da ciò che ci aspettiamo
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La bellezza
di questi giochi sta nello stupore che sanno generare
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