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Tappeti, vince la canapa

Si dice che il 2022 sarà l’anno del tappeto e del revival della moquette, perché? Forse per quel desiderio di calore, morbidezza e dolcezza che andiamo cercando da tempo, specialmente in un mondo post pandemico ma dal punto di vista di chi si occupa di arredo e design il tappeto è da sempre considerato un modo veloce e poco costoso per rinnovare casa.
Il trend del momento si può tradurre in sole due parole: sostenibile ed etico. Il tappeto oggi deve essere preferibilmente realizzato con materiali naturali o riciclati e deve essere realizzato da mani esperte, nell’ambito di una filiera facilmente tracciabile evitando qualunque tipo di problema legato ad un possibile sfruttamento del lavoro specialmente da parte di donne e bambini. Ci sono tappeti e moquette creati partendo da materiali riciclati come Everstrand di Mohawk Flooring, composto fino al 100% da materiali riciclati e progettati per resistere a sporco, macchie e schizzi, rendendoli una delle scelte più sostenibili
E poi si apre tutto il mondo dei materiali naturali meno conosciuti. La Iuta per esempio o il Sisal, ricavato dalle foglie della pianta dell’agave, forse tra i materiali più resistenti per un tappeto ma dalla consistenza un po’ ruvida. Poi c’è la canapa, altra fibra naturale usata da millenni e molto resistente, tanto da essere usata per intrecciare le corde delle navi. Ma la vera novità è rappresentata dai tappeti in canapa, una fibra naturale della varietà Cannabis sativa. In Italia dall’ultimo decennio del 1800 fino alla metà degli anni Sessanta del Novecento, la sua coltivazione ha costituito un’importante risorsa per l’economia del paese. L’apice è stato toccato nel 1940, quando in Italia si coltivavano la Carmagnola e le altre varietà indigene su oltre 80 mila ettari di terreni, per una produzione che sfondava le 100 mila tonnellate all’anno. Le cose sono cambiate con l’introduzione delle fibre sintetiche ma ormai da diversi anni la si è considerata nuovamente di grande interesse.
Se parliamo soprattutto di sostenibilità ambientale (tralasciando le fibre sintetiche), la sfida tra canapa e cotone, per esempio, non sussiste nemmeno: la coltivazione del cotone, pur occupando solo il 3% dei terreni agricoli di tutto il mondo, richiede il 25% del totale dei pesticidi utilizzati a livello globale. Per quanto riguarda l’acqua invece, il cotone ne richiede il doppio rispetto a quella che serve per la canapa. Per realizzare i tappeti in canapa vengono di solito usati grandi telai a mano, ciò conferisce loro robustezza e resistenza.
Pochi poi conoscono le loro proprietà terapeutiche: non attraggono particelle di polvere, sporco o briciole come accade con altri tappeti e quindi sono particolarmente adatti per coloro che soffrono di asma, allergie o persone sensibili a sostanze, perfetti anche per i nostri amici a quattro zampe. Hanno proprietà antibatteriche naturali che rendono difficile la diffusione di batteri, virus e funghi. I tappeti di canapa sono anche estremamente facili da pulire: oltre a passare l’aspirapolvere che rimuoverà facilmente lo sporco, se capita di versare cibo o liquidi sul tappeto, è necessario prendere un panno umido e tamponarlo. Solo un inconveniente facilmente risolvibile: la fibra naturale tende a sbiadire se esposta alla luce diretta, si consiglia quindi di ruotare il tappeto stagionalmente.
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