DA VEDERE
Tra le «Rovine» di Nicolas Party

Fino a gennaio 2022, al Masi di Lugano Nicolas Party (Losanna, 1980) stravolge lo spazio espositivo con un colorato e articolato allestimento-architettura: un palazzo, circondato da Rovine, questo il titolo della mostra curata da Tobia Bezzola e Francesca Bernasconi. Rovine riprodotte in un suggestivo biancoenero, dalle opere dell’artista Arnold Böcklin, semplificandone lo schema narrativo ma mantenendone l’atmosfera. Sopra questi murali l’artista appende quadri raffiguranti torsi e gambe, sui quali si posano piccoli insetti (serie Crases). Questo particolare collage, in cui la gradazione cromatica di bianco e di nero amplifica il senso di abbandono, costituisce il contraltare del tripudio di colori che ci attende dentro il palazzo, il cui ingresso è sorvegliato da due sculture (le opere più deboli del corpus esposto) i cui occhi spalancati hanno forse lo scopo di invitarci ad osservare. E così lo sguardo trattenuto dall’arco d’ingresso si sfoga nella prospettiva che trascina l’occhio. Dai Paesaggi alle Nature morte passando per Ritratti, Rocce e Grotte si ha una panoramica dell’attività artistica di Party. Una tecnica non comune (il pastello morbido) si sposa con uno stile fumettistico. In queste opere che il medium rende corpose ma non materiche si esprime un linguaggio compatto, carico di tensioni. Al primo sguardo le opere di Nicolas Party lasciano una sensazione di disturbo che non è causata dalle raffigurazioni, non dalle giungle dal sapore simbolista, non dall’idea di immobilità che il disegno pulito rende aliena. No, è proprio nella tecnica che alterna campiture piatte ad elementi volumetrici che si genera questa perturbazione. L’occhio si deve adattare alla pittura sia che essa riveli la superficie piatta della tela sia che giochi con l’illusione sulla tela. I richiami alla storia dell’arte sono evidenti eppure traditi: i ritratti sono statuari (quasi ieratici), ma la loro stabilità centrata è alterata dal contrasto tra volti volumetrici e busto piatto; la posa di tre quarti, che esalta le caratteristiche del singolo, è impiegata per presentare una generica umanità. Da queste rovine, dunque, si consolida l’idea della pittura che rinasce, rinvigorita da un tratto accattivante, forse non del tutto originale ma capace di manifestare la pittura come medium. Così ci rendiamo conto che si notano e le campiture piatte e l’illusione tridimensionale. È un buon modo per domandarsi quale consapevolezza, prima ancora che artistica, visiva abbiamo.
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