OLTRE
Viaggio nel tempo con gli affreschi

Un piccolo scrigno di bellezza che, per la sua importanza storico-artistica, è diventato addirittura Monumento nazionale, costituendo una testimonianza unica del processo di evoluzione del gusto e della cultura trecentesca della fine del XIV, che porterà all’affermarsi di una corrente con caratteristiche puramente lombarde. Stiamo parlando dell’Oratorio Visconteo di Albizzate, un gioiellino religioso, storico e artistico della provincia di Varese, costruito nella seconda metà del XIV secolo dalla famiglia dei Visconti, che in paese ha lasciato altri edifici notevoli come il Castello e la cosiddetta Ca’ Taverna.
L’Oratorio Visconteo, in particolare, è una piccola cappella gentilizia situata accanto alla chiesa parrocchiale di Sant’Alessandro martire e che contrappone a un sobrio e semplice ornato dell’esterno e della struttura architettonica, una ricchissima decorazione interna per mezzo di ampi cicli pittorici, i quali rappresentano, nel loro insieme, alcune tra le maggiori fonti per la comprensione della pittura lombarda del Trecento. Esso si presenta come una piccola chiesetta ad aula unica con un’abside circolare e con volumi puri e squadrati all’esterno e una semplice facciata con profilo a capanna e un oculo al centro, posto sopra la porta di ingresso. Ma, entrando nella cappella, lo spettatore viene letteralmente proiettato in un’altra dimensione, fatta di eleganze gotiche e di raffinatezze cromatiche, vivendo un vero e proprio shock, inaspettato ed emozionante.
Le linee architettoniche sono, per la verità, semplici anche al loro interno: ma la loro elaborazione è affidata alla pittura, che delinea e divide gli spazi per mezzo di cornici decorative, che uniscono i vari spazi con grande fascino. Il catino absidale è occupato dalle figure di dodici santi, divisi in gruppi di quattro, che si collocano ai fianchi delle finestre, l’unico punto di interruzione della parte pittorica. Sono figure slanciate e costruite con una certa monumentalità, senza trascurare accenti cortesi nei dettagli delle vesti e in certe ricercatezze cromatiche. Al di sopra di esse, nel catino, vi è un grande Pantocratore (il Cristo benedicente) in mandorla, attorniato dai simboli dei quattro Evangelisti nella loro forma antropomorfa.
Sulle pareti dell’Oratorio si dispiegano, disposti su due registri, i riquadri con le storie di San Giovanni Battista a sinistra e quelli con le storie di San Ludovico di Tolosa a destra. I due cicli si configurano come degli esempi straordinari del gusto narrativo del tardo Trecento, che in questo caso prevale anche sulla ricercatezza formale goticheggiante, che serpeggia nella cultura pittorica del periodo, mostrando una forte propensione per la gestualità accentuata che conferisce quasi il carattere di una novella. Le storie del Battista presentano alcuni episodi poco noti della vita del Santo, desunti dalla leggenda aurea di Jacopo da Varagine, mentre le storie di San Ludovico rappresentano l’unico esempio iconografico di questo soggetto nella pittura lombarda. Per quanto riguarda la paternità degli affreschi sono ignoti i nomi dei pittori che vi lavorarono. Di certo furono senz’altro più di uno e arrivano dalle correnti che andavano di moda presso la corte Viscontea di Milano.
Per eventuali visite dell’Oratorio visconteo si deve scrivere a proloco.albizzate@libero.it e, attraverso l’appassionata presidente Emanuela Bettega, si potrà conoscere questo scrigno di gioielli e di fede del Varesotto.
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