DA VEDERE
Villa Panza, nuove installazioni

«L’elemento supremo dell’universo, il più sfuggente, immateriale, senza corpo, privo di sostanza energia pura, viene dall’interno delle stelle, riempie il cielo notturno e diurno, viene dalla nostra stella, il sole. Ci fa vivere; se non ci fosse moriremmo immediatamente di freddo. Il grano che ci nutre cresce a causa del suo calore».
Sono dovuto andare a ricercare queste parole tra le pagine de «Ricordi di un collezionista», il memoriale che il Conte Giuseppe Panza ha pubblicato nel 2006, e che avevano cominciato ad affacciarsi alla mente mentre visitavo le due mostre, entrambe curiosamente intitolate Sudden Time, ospitate a Villa Panza a Varese.
Le due mostre sono state curate da Anna Bernardini e Giorgio Verzotti, per gli artisti Chiara Dynys e Sean Shanahan.
Entrambi gli artisti sono già all’interno della collezione Panza, e per queste esposizioni presentano nuovi lavori, alcuni site-specific, elaborati, cioè, esplicitamente per l’occasione espositiva. Chiara Dynys propone i Camini delle Fate, 2020-2021, opera costituita da una grande parete nera con inserzioni vitree illuminate, installata nella «scuderia piccola», Giuseppe’s Door, 2020-2021, una fusione in vetro perlaceo e semitrasparente all’interno della prima rimessa delle carrozze e riproposta, in concezione scultorea e monumentale, nel giardino e Melancholia 2020-2021, una video proiezione ospitata nella seconda rimessa.
Sean Shanahan occupa, invece, lo spazio della «scuderia grande» con quattro grandi lavori: tre polittici di 32 tavole ciascuno: Sudden Time, 2020-2021, Nunc e Transit, entrambi 2021 e Taddeo on Orange, 2018, un dittico giallo su parete arancione.
Tutti dipinti ad olio su MDF, un particolare tipo di legno pressato, che si contendono questo ampio ambiente con la luce solare la quale, attraverso un’apertura a mezzaluna, lo inonda.
Le due mostre dialogano tra loro, ma più ancora si pongono in relazione con la ricerca, che fu artistica e personale ad un tempo, di Giuseppe Panza che aveva fatto, nel corso degli anni, della luce, quella naturale che percepiva dalle finestre del suo studio, quella artificiale, quasi poetico il racconto delle esperienze vissute, insieme con la moglie Giovanna, «in una stanza semibuia, abbastanza grande in un angolo della casa” con James Turrell, “il re della luce» o quella che si esprime per il tramite del colore, la stella polare del suo pensiero e della sua concezione artistica.
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