L’IDEA
La leggera arte della rivoluzione parte dalla tv
Fare televisione è sentire il battito del cuore popolare

L’idea che avevo della televisione era sbagliata. Poi mi è capitato di collaborare con una trasmissione di successo e di prima serata di Rai 3 e ho capito essenzialmente due cose ben rappresentate da due esempi straordinari di professionisti della tv che nel giro di pochi giorni l’uno dall’altra sono andati in un mondo migliore (copyright Sergio Iapino): Paolo Beldì e Raffaella Carrà. La prima scoperta è che in televisione nulla è lasciato al caso, salvo il caso, l’imprevisto. Tutto è calcolato, scritto, poco spazio ha davvero l’improvvisazione, l’andare in scena senza un copione. Il copione è scritto da autori che lavorano, affastellando per ore idee e suggestioni, discutendo su tavoli pieni di libri e di cibo da delivery. Si arriva a una sorta di scaletta che prevede al millesimo di secondo quasi anche la smorfia del conduttore o della conduttrice. Fare tv è come scrivere una sceneggiatura continua, un concerto sinfonico: il bravo autore deve arrivare a capire perfino quando deve lasciare una pausa per dare al pubblico la possibilità di ridere, applaudire, commuoversi. La tv è un’arte quasi esatta e farla bene è da veri fuoriclasse, da scienziati della matematica dell’audience e delle emozioni degli spettatori, da professionisti e da lavoratori senza requie. Come un cuoco non sbaglia mai dosaggi degli ingredienti e tempi di cottura: il talento di un Beldì. Fare tv è sentire il battito del cuore del popolare. E qui viene la seconda lezione appresa, quella che riguarda appunto la popolarità. Come si fa a essere popolari? Che cos’è la popolarità? Ecco, chi fa tv deve continuare a interrogarsi su questo tema per fare al meglio il suo lavoro. Per essere popolari bisogna essere larghi, aperti, inclusivi, bisogna rispettare i gusti di tutti e contenerli in un’unica scaletta, in un’unica sceneggiatura, in un piatto ben servito. E per non far sentire alcuno escluso, dev’essere una popolarità non contro qualcosa o qualcuno - come capita sempre più spesso con il tipo di popolarità di molti influencer e/o odiatori da tastiera, ma deve essere una popolarità per qualcuno o per qualcosa. Per esempio, ha ragione il Guardian quando spiega che Carrà è stata una femminista senza essere mai una femminista perché, tra le altre cose, in fondo, ha liberato, e con una canzone, le donne dal tabù del piacere sessuale e il far l’amore «da Trieste in giù» da un certo perbenismo troppo ipocrita e troppo censore. Ma non lo ha fatto contro o con la logica dell’affermazione astiosa, rivendicazionista, anzi, lo ha fatto con la gioia, sorridendo e ballando, per fare sentire tutti a casa, a posto. È il segreto della popolarità, dell’arte televisiva.
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