IL LIBRO
«Partite come me, per poi tornare a casa»
Il divulgatore Oscar di Montigny ha fatto un cammino fisico e interiore per ritrovarsi. «Non c’è bisogno di un viaggio a tutti i costi, per indagarsi»

Le tappe si legano «alla natura e allo scopo del viaggio: per me quei luoghi rappresentano il mio mondo immaginifico, la quiete, la profondità, la verità, l’essenza. È una dimensione che in qualche maniera andavo cercando e quindi, tra i tanti possibili modi con cui trascorrere un tempo abbastanza lungo da persone adulte che raramente hanno la fortuna e la possibilità di concedersi due mesi di finestra temporale nelle loro esistenze, volevo fosse un tempo speso bene». Così Oscar di Montigny, esperto di Innovative Marketing e comunicazione relazionale, conduttore radiofonico, fondatore di start up innovative a vocazione sociale, spiega la scelta delle tappe toccate nel viaggio che ha racchiuso in un libro potente sulla ricerca di se stessi e della propria vera essenza, Un nuovo equilibrio. Viaggio nell’ultimo luogo segreto (Rizzoli Illustrati). Un cammino per ritrovare se stesso, un cammino non solo fisico, ma anche interiore, attraverso le vette himalayane, la peregrinazione solitaria che tocca Ladakh, Mustang e Bhutan. Un diario di esperienze, incontri, scoperte alla ricerca di un nuovo equilibrio nelle profondità dell’anima.
«Io sono una persona che tende all’iperattivismo – aggiunge di Montigny – e mi sono costretto “contro natura”, a condizione che questo mi potesse aiutare, vorrei dire a rallentare, ma in realtà ad andare alla giusta velocità. Questi luoghi sono un giusto mix tra le impressioni che potessero raggiungere la vista, ma anche suggestioni, vibrazioni di altra natura, qualcosa che potesse conciliarmi nel restare sul piano di ascolto interiore. Pur non essendo stato un viaggio di natura estatica, nella sua dinamicità è stato un viaggio nel silenzio». Un viaggio che si può iniziare in qualsiasi momento, partendo dal presupposto che «non c’è bisogno di un viaggio a tutti i costi, perché altrimenti metteremmo un diaframma tra chi può e chi non può: è una dimensione interiore. Penso che ogni essere umano abbia un suo codice per capire quali esperienze esteriori possano essere più funzionali a quelle interiori e quindi è bene che ciascuno indaghi quale queste possano essere». Di Montigny è partito con la convinzione, vissuta totalmente, che quel tipo di viaggio per lui sarebbe stato appunto particolarmente funzionale, ma, conclude, «con il senno di poi potrei fare la stessa esperienza in altro modo, a conferma che credo che ciascun uomo desideri profondamente fare un viaggio interiore che per me è stato un viaggio di “ritorno a casa”. Dove “casa” è verità, il cuore, l’essenza, la profondità».
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