A TAVOLA
Le paste ripiene di amore e tradizione

Regola numero uno: indossare vestiti puliti meglio se bianchi. Regola numero due: legare i capelli e lavare le mani benissimo. Regola numero tre: allacciarsi un grembiule. Sembra di vederle nonne e mamme che ispezionano come generali i bambini prima di farli avvicinare alla cucina dove fervono i preparativi per ravioli e tortelli delle feste. Sono ferree le leggi per poter accedere al sacro rito “raviolatore” della famiglia. Ciascuno ha il suo, che si tramanda di madre in figli, senza distinzione di genere. Non solo semplici ricette ma una cerimonia avvolta da mistero con attrezzi, ingredienti speciali e quel pizzico di spezie che danno una marcia in più. Sono passaggi che da semplici farina e uova, ripieni di carne, verdure e ricotte, per i più raffinati i crostacei, si trasformano in una gara di sapori per nutrire il cuore in occasioni speciali. Perché fare la pasta in casa, è la prepararsi a una festa. Ci sembra di vederle ancora le nostre nonne, madri e zie a impastare chili di farina e dozzine di uova rispettando la proporzione: per un etto di farina, ci va un uovo. Nonostante le ricette ora siano codificate su fior di libri di cucina, rifatte da food blogger e con indicazioni passo per passo, tutorial e ogni dettaglio spiegato in modo semplice proprio alla portata di tutti, alla fine si chiamano sempre la mamma e le zie. Perché tutti, in fondo, abbiamo una zia (valgono anche quelle acquisite senza parentela ma per affetto) che è la nostra suor Germana. Per non parlare poi dei gruppi di famiglia su WhatsApp - quelli “zie e nipoti” - e i gruppi regionali di cucina su Facebook dove è un trionfo ricette e fotografie, con consigli su farine, uova e procedimenti. Scopriamo una Italia unita nel segno di ravioli, tortelli e paste ripiene. Che siano i ravioli sardi di ricotta - solo formaggio o con erbette oppure i culurgionis nuoresi - o i mantovani tortelli di zucca, per non parlare di cappelletti, marubini e i re della tavola, i tortellini. Regione che vai, tradizione e nome che trovi per le paste ripiene. Sarà per questo è che fare la pasta in casa non è solo un esercizio di manualità ma un regalo che possiamo fare ai bambini di casa. Un gioco, un divertimento. E che soddisfazione creare mettendo le mani in pasta: i piccoli saranno orgogliosi di vedere che mamme e papà mangeranno i ravioli fatti (anche) da loro. Perché fare tortelli e ravioli è “un affare di famiglia”. Lo insegna la foodblogger e volto del piccolo schermo di Cuochi e Fiamme e l’Italia a morsi, Chiara Maci (nata come @chiarainpentola, questo il suo nome su Instagram con 660mila follower e del suo primo blog sorelleinpentola.com per poi passare a chiaramaci,com) che da qualche tempo coinvolge anche la figlia Bianca in ricette semplici e qualche giorno fa su Instagram ha postato la foto dei suoi cappelletti fatti a Reggio Emilia o i tortellini bolognesi. Dovrà ricredersi qualche scettico che mette in dubbio il potere della pasta fatta in casa, soprattutto sul valore di ravioli e tortelli, definendoli lavori da casalinghe disperate che devono tenere a bada una banda di bambini. Le neuroscienze hanno dimostrato da tempo che cucinare ha il potere di astrarci da quello che circonda, allontanando altri pensieri. Mettere le mani in pasta concede una tregua da quello che normalmente occupa la nostra mente, funzione particolarmente utile soprattutto quando questo qualcosa è rappresentato da preoccupazioni e pensieri negativi. Allenta lo stress: manipolare impastando la farina, ha la medesima funzione rilassante delle palline antistress; insegna a gestire il tempo senza ansie, inoltre fa sentire padroni della situazione, con effetti calmanti e rassicuranti. Lo spiega il neuroscienziato Antonio Cerasa nel libro La Cooking Therapy: Come trasformare la cucina in una palestra per la mente. Non ci sono dubbi: le paste ripiene fatte in casa, sono molto di più del cibo. Sono un amore eterno che ci nutre. L’amore dei nostri avi, che ci rasserena e coccola. Quel morso ai ravioli o il tortellino in bocca, ci dà la sicurezza e una gioia che attraversa il tempo e lo spazio.
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